Cosa dire di questa manifestazione che cresce di anno in anno e che fa della sobrietà e della facilità del percorso i due punti di forza se non che merita venire a correrla, non solo per la gara in sè, ma anche per ciò che il territorio circostante generosamente offre.
Clima buono per correre. Io esco alle sette per 12 km a ritmo maratona. L'aria è ancora frizzante e la nebbia della notte si sta alzando per lasciare spazio al cielo limpido. A casa mi aspetta Leonardo, quasi pronto per una giornata di tifo a bordo strada.
Giungo in piazza a Palmanova mezz'ora prima dello start. Oggi si può correre leggeri e, anche se la temperatura non supera gli 8°, il sole scalda e non c'è vento. La ressa è tale che riesco solo a salutare Matteo, concentratissimo, Daniele, troppo arretrato per i suoi numeri, Marco, che non mi aspettavo di vedere.
Appena dopo lo start carico Leo in passeggino e voliamo alla macchina. Riesco a portarmi al km 7, circa, prima del passaggio dei primi atleti, gente che viaggia a 3'15'' al km. Un'anziana signora si avvicina e mi fa: "Che piano che vanno!" "Signora, bisogna provare per parlare!" "Ah bè, iò cori in devant e daur dut el dì..." "vabbè buonanotte".
Il primo a passare è quel demomio di Daniele, qualche metro davanti al palloncino dell'ora e 24. Nella stessa situazione rispetto al palloncino dell'ora e 30 passa Matteo. Poi Mauro, mi sembra in lieve ritardo sulla tabella di marcia. Mi fa capire di essere dolorante, ma non capisco dove. Tra l'altro non ho idea dei tempi di passaggio perchè ho ceduto a Matteo il mio orologio, visto che il suo Garmin si è fulminato poco prima dello start. Mi fermo ancora un minuto, giusto in tempo per vedere passare Luca e Marco. Dal mio punto di vista stanno correndo tutti bene, anche Mauro.
Leo partecipa con entusiasmo al tifo "Bravi, bene così!", imitando il papà che si astiene da incitamenti eccessivamente coloriti.
Ci rimettiamo in macchina per raggiungere la corsa al km 15 ma vari impedimenti sotto forma di pensionati al volante e famigliole in viaggio per il pranzo domenicale dai suoceri limitano la velocità media a 30 km orari così, quando giungo a Clauiano, in due minuti capisco che stanno sfilando gli atleti dell'ora e 40. Non resta altro che portarsi all'arrivo. Mi perdo Daniele, ma due minuti dopo Matteo passa stantuffando come un dannato. Il palloncino dell'ora e trenta che segnava il suo obiettivo di minima passa 90'' dopo. Due minuti dopo i palloncini passa Mauro, con il suo solito stile elegante che gli invidiavo quando ancora andava in bicicletta. Perdo un po' la cognizione del tempo, visto che l'orologio è al polso del fenomeno di Motta, ma nell'arco di tre secondi mi passano davanti Luca e Marco. Luca ha lo sguardo del killer, e se la porta di Palmanova fosse chiusa sono sicuro che tenterebbe di abbatterla a spallate, pur di arrivare. Marco lo vedo solo di spalle, ma ha la lucidità di rispondere al mio incitamento. Io e Leo ci avviamo verso il traguardo e non ci perdiamo l'arrivo trionfale di Simone, che sembra partito dietro l'angolo. Dopo un po' arriva Max tossicchiando e sputazzando virus e caccole che l'hanno sopraffatto in settimana.
Andando in ordine di tempo:
Come predetto, Daniele corre sotto i 4'00'' al km, viaggiando a 3'59'' per 11 km e 3'57'' per il resto della gara. Ci sono ancora ampi margini. Ciao Daniele, d'ora in poi ti vedrò solo la schiena!
Prestazione esaltante di Matteo, che chiude in 88'30'', finalmente sotto i 90'! Seconda parte a 4'08''. Sui polpacci ho intravisto la scritta NASA. Un missile! Bravo.
Mauro sbaglia dal riscaldamento e paga fino a metà gara, dove passa ad una media di 4'29''. Praticamente gara buttata nel cesso. Il resto lo corre a 4'15'', chiudendo due minuti sopra il proprio personale che forse oggi poteva avvicinare di molto. Peccato perché ha svolto una buona preparazione. Obiettivo under 90' solo rimandato.
Esaltante Luca che chiude in un tempo da favola: 94'55''. Al telefono sembrava aver pippato tanto era felice. Sono soddisfazioni anche per me.
Marco inaspettato. 94'55''. Per lui ampi margini di miglioramento. Uomo metodico. Forse merita una preparazione più impegnativa per tirare fuori davvero il tempone.
Simone: una belva. Splittone negativo anche per lui. 5'17'' prima parte, 5'09'' nella seconda parte. Polverizzato il personale. Londra?
Max: vince la gara tra i malati. Al decimo sputa l'apice del polmone destro che non viene fatto salire sul mezzo scopa e resta in zona Trivignano. Abbiamo affisso cartelli in centro a Palmanova, chi lo trovasse può portarlo a Cervignano presso l'ottica Epis. Comunque all'arrivo, per l'orgoglio del piccolo Emanuele. Leone da sanatorio.
Menzione speciale per Leo. Tre ore a sorbirsi gente che sbuffa, impreca, suda invece di un bel giro sulle giostre o un puzzle con la mamma. Roba da veri. In macchina crolla alle ore 13 senza pranzo. Sosteneva di essere in deplezione di carboidrati. Personaggio.
A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
giovedì 24 novembre 2011
martedì 1 novembre 2011
Mezza maratona di Arezzo 2011
Corro da circa 5 anni e di errori ne ho fatti tanti e continuo a farne. E se qualcuno sono riuscito ad evitarlo, di altri non arrivo ad individuarne le cause.
Riconosco di avere molti limiti e non mi riferisco ai limiti "organici" che fanno di me un atleta mediocre, ma a veri e propri difetti di sensibilità.
Immagino che la capacità di fare previsioni di basi sulla qualità dell'informazione. Ed il messaggio, per quanto chiaramente possa essere trasmesso, conduce fatamente a previsione errata se il ricevente non è sintonizzato. Inoltre, sempre rimanendo in metafora radiofonica, posso anche essere perfettmente sintonizzato, ma se tengo il volume a 0, il messaggio non può essere decifrato e compreso.
La settimana scorsa ho ricevuto messaggi forti e chiari dal mio corpo e sono arrivati sotto forma di numeri, cosa non infrequente nel nostro sport: 6x4'34''+1x4'24''+1x4'28''+1x4'14''+1x4'14''+1x4'00''con IS10.
Decrittando: 6 km di CL e successivo tentativo di progressione risultato caotico, irregolare, caratterizzato da intensa difficoltà a mantenere i ritmi prefissati ed indice di sforzo (su una scala da 1 a 10) pari a 10. Il tutto in una seduta di allenamento che altre volte ho corso in grande scioltezza.
Quanto era forte questo messaggio? Una brezza che lasciava presagire un imminente temporale o un muro di vento che prelude alla "tempesta perfetta"?
L'uomosaggio pavido dotatodelsennodipoi avrebbe visto l'onda anomala alzarsi, magari in tempo per evitare il naufragio.
L'uomostolto coraggioso sprovvistoanchedelsennodiprima ha oscurato i vetri di prua e si è infilato, quasi non avesse altra scelta, nell'enorme flutto. Affondando.
Per come vedo la vita, mi ci vuole più forza a ritirarmi che a finire una corsa iniziata e subito finita come quella di domenica. Ed una forza smisurata per tenere le scarpe in borsa e rimanere dall'altra parte delle transenne.
Che solo ora riconosco sarebbe stata la scelta migliore.
Dubito che la sonora sconfitta patita domenica alla mezza maratona di Arezzo, chiusa con quasi nove minuti di ritardo rispetto al mio primato personale, mi abbia reso più forte. E dubito che la prossima volta, in circostanze simili, rinuncerò a correre.
Allora non ho proprio imparato niente?
Mettiamola così: mi sono trovato a gambe larghe davanti ad un tipo con la testa rasata e gli anfibi che mi guardava insistentemente le palle. Ho deliberatamente scelto di lasciarlo calciare . Non dico che la prossima volta scappo, ma almeno metto le mani davanti.
Riconosco di avere molti limiti e non mi riferisco ai limiti "organici" che fanno di me un atleta mediocre, ma a veri e propri difetti di sensibilità.
Immagino che la capacità di fare previsioni di basi sulla qualità dell'informazione. Ed il messaggio, per quanto chiaramente possa essere trasmesso, conduce fatamente a previsione errata se il ricevente non è sintonizzato. Inoltre, sempre rimanendo in metafora radiofonica, posso anche essere perfettmente sintonizzato, ma se tengo il volume a 0, il messaggio non può essere decifrato e compreso.
La settimana scorsa ho ricevuto messaggi forti e chiari dal mio corpo e sono arrivati sotto forma di numeri, cosa non infrequente nel nostro sport: 6x4'34''+1x4'24''+1x4'28''+1x4'14''+1x4'14''+1x4'00''con IS10.
Decrittando: 6 km di CL e successivo tentativo di progressione risultato caotico, irregolare, caratterizzato da intensa difficoltà a mantenere i ritmi prefissati ed indice di sforzo (su una scala da 1 a 10) pari a 10. Il tutto in una seduta di allenamento che altre volte ho corso in grande scioltezza.
Quanto era forte questo messaggio? Una brezza che lasciava presagire un imminente temporale o un muro di vento che prelude alla "tempesta perfetta"?
L'uomo
L'uomo
Per come vedo la vita, mi ci vuole più forza a ritirarmi che a finire una corsa iniziata e subito finita come quella di domenica. Ed una forza smisurata per tenere le scarpe in borsa e rimanere dall'altra parte delle transenne.
Che solo ora riconosco sarebbe stata la scelta migliore.
Dubito che la sonora sconfitta patita domenica alla mezza maratona di Arezzo, chiusa con quasi nove minuti di ritardo rispetto al mio primato personale, mi abbia reso più forte. E dubito che la prossima volta, in circostanze simili, rinuncerò a correre.
Allora non ho proprio imparato niente?
Mettiamola così: mi sono trovato a gambe larghe davanti ad un tipo con la testa rasata e gli anfibi che mi guardava insistentemente le palle. Ho deliberatamente scelto di lasciarlo calciare . Non dico che la prossima volta scappo, ma almeno metto le mani davanti.
lunedì 17 ottobre 2011
Paranormale e parafulmini
Mercoledì tocca a me andare a prendere Leonardo all'asilo nido. Nella fretta di uscire di casa, tra la doccia e l'affannosa ricerca delle chiavi della macchina mi passa per la testa un'immagine: Leonardo che dorme nella carrozzina dell'asilo. Tale posto è riservato al bambino che si addormenta "fuori orario" e quindi non può essere accompagnato nella stanza della nanna. Da "piccolo" gli succedeva quando dormiva poco la notte perché "covava" una qualche magagna infettiva.
Pochi minuti dopo arrivo all'asilo e la maestra me lo presenta addormentato nel passeggino: ha la febbre.
Ora, nessuno metta in dubbio ciò che è successo. Ciò che scrivo è assolutamente vero. Fino a prova contratria, l'accaduto ha del "paranormale".
Fino a prova contraria? Scusa, ma chi è che deve addurre le prove che si tratti di un fenomeno paranormale? Chi lo sostiene o chi lo nega? E' giusto etichettare come paranormale tutto ciò che sembra non avere una spiegazione scientifica?
"Io credo al paranormale" sembra tanto un atto di fede mentre forse dovrebbe essere un atto di conoscenza, affinchè non sia paranormale ciò che si misconosce, ma si conosca ciò che è paranormale, con il rischio che diventi "normale"... e perda il suo fascino.
Sì, perchè la storia che vi ho raccontato è successa ma ve la rendo un po' meno accattivante.
Nella notte tra martedì e mercoledì Leonardo si è svegliato almeno 5 volte, con un breve lamento, riaddormentandosi quasi subito. "Proprio come quando si sta ammalando" ho pensato. Verso le sette del mattino è venuto nel lettone e poco dopo è suonata la sveglia. Capita che qualche mattina si svegli di cattivo umore, in verità di rado, però questa è una di quelle mattine. Piange e non sappiamo perché. Gli tasto la fronte e mi sembra fresca. Poi a colazione non mangia volentieri. Lo portiamo in asilo e, diversamente dal solito, piange al momento di raggiugnere gli amichetti nella sala dei giochi. Nel corso della mattinata metto insieme gli elementi e mi dico che, se in asilo avesse avuto la febbre, ci avrebbero chiamato, ed invece niente.
Poi, uscito dalla doccia, ricordo alcune altre occasioni in cui, stanco della nottata quasi insonne a causa di disturbi che lui non sapeva riferire, all'asilo crollava e ci veniva riconsegnato assopito nel passeggino.
Ecco, sinceramente è successo così.
Ma perché a me non succede mai niente di paranormale? Non sarà mica che sono cieco e non vedo ciò che molti altri vedono? O magari vedo e non credo? O magari vedo e proprio per questo non credo...
Che nelle chiese si predichi non rende inutili i parafulmini su di esse. (Georg Christoph Lichtenberg).
Pochi minuti dopo arrivo all'asilo e la maestra me lo presenta addormentato nel passeggino: ha la febbre.
Ora, nessuno metta in dubbio ciò che è successo. Ciò che scrivo è assolutamente vero. Fino a prova contratria, l'accaduto ha del "paranormale".
Fino a prova contraria? Scusa, ma chi è che deve addurre le prove che si tratti di un fenomeno paranormale? Chi lo sostiene o chi lo nega? E' giusto etichettare come paranormale tutto ciò che sembra non avere una spiegazione scientifica?
"Io credo al paranormale" sembra tanto un atto di fede mentre forse dovrebbe essere un atto di conoscenza, affinchè non sia paranormale ciò che si misconosce, ma si conosca ciò che è paranormale, con il rischio che diventi "normale"... e perda il suo fascino.
Sì, perchè la storia che vi ho raccontato è successa ma ve la rendo un po' meno accattivante.
Nella notte tra martedì e mercoledì Leonardo si è svegliato almeno 5 volte, con un breve lamento, riaddormentandosi quasi subito. "Proprio come quando si sta ammalando" ho pensato. Verso le sette del mattino è venuto nel lettone e poco dopo è suonata la sveglia. Capita che qualche mattina si svegli di cattivo umore, in verità di rado, però questa è una di quelle mattine. Piange e non sappiamo perché. Gli tasto la fronte e mi sembra fresca. Poi a colazione non mangia volentieri. Lo portiamo in asilo e, diversamente dal solito, piange al momento di raggiugnere gli amichetti nella sala dei giochi. Nel corso della mattinata metto insieme gli elementi e mi dico che, se in asilo avesse avuto la febbre, ci avrebbero chiamato, ed invece niente.
Poi, uscito dalla doccia, ricordo alcune altre occasioni in cui, stanco della nottata quasi insonne a causa di disturbi che lui non sapeva riferire, all'asilo crollava e ci veniva riconsegnato assopito nel passeggino.
Ecco, sinceramente è successo così.
Ma perché a me non succede mai niente di paranormale? Non sarà mica che sono cieco e non vedo ciò che molti altri vedono? O magari vedo e non credo? O magari vedo e proprio per questo non credo...
Che nelle chiese si predichi non rende inutili i parafulmini su di esse. (Georg Christoph Lichtenberg).
martedì 11 ottobre 2011
Udine, Buttrio e Pordenone
Udine e Buttrio: due gare diverse, condizioni assai simili, epilogo identico.
Come noto le gare nei dintorni tendono ad aggregarsi. E così in tre fine settimana consecutivi si disputa quasi la metà delle mezze maratone regionali. Udine 25 settembre, Città del vino 2 ottobre, Pordenone 9 ottobre.
Approfitto di questa successione per riprendere contatto con la distanza, abbandonata dalla scorsa primavera in favore di distanze più contenute.
In questo periodo l'efficienza non è al massimo e il limite viene fuori a fine gara.
A Udine ho corso "a tutta" con sensazioni di cosce legate e pesanti dal primo all'ultimo chilometro, concludendo in vistoso calo (ma quanto dura è tentare di mantenere l'andatura quando non ne hai più, e mancano ancora 3-4 km...). Tempo finale 84'36'', 35'' sopra il mio PB ottenuto però con metà fatica.
Il 2 ottobre ho corso per la prima volta la maratonina delle città del vino.
Il programma prevedeva un'andatura tra la corsa a ritmo medio e la "corsa lunga svelta", per me quindi circa 4'20'' al km. In tabella, nell'ultima colonna, quella delle note, c'era il malefico appunto: se te la senti, arriva anche a 25 km. E così, al fine di precludermi la via di fuga dopo lo striscione dell'arrivo, decido di correre circa 5 km a tale ritmo prima della partenza della gara in modo che, se avessi deciso di terminare l'allenamento a 21 km, mi sarei trovato tra i ritirati.
Salto subito alla conclusione: 4'20'' al km non è il mio "ritmo maratona". E lo è ancora meno su un percorso "fastidioso " (alla fine saranno 60 metri D+ e 120 metri D-) correndo tra le 10.35 e le 12.05.
"Cerca le sensazioni della maratona" mi era stato detto. Le ho trovate, sì, ma speravo di sorridere a quelle dei primi 27 km, non di maledire la sofferenza degli ultimi.
A dirla tutta la colpa è anche mia, che ho gestito in malo modo le energie, sottovalutando la giornata. Non ho dati da scorrere in questo momento, ma sicuramente fino al km 20 ho corso tra i 4'10'' ed i 4'15'' (vado a memoria sui lap intravisti in corsa), per poi crollare letteralmente dal 22°-23° quando mi sono trovato in seria difficoltà a mantenere i 4'30'' al km. La media finale conta poco e, nonostante sia prossima a quanto programmato, la fatica è stata troppa ed il mal di gambe dei due giorni successivi sottolinea la scarsa qualità della mia prestazione.
La corsa di rigenerazione del martedì successivo mi ha però lasciato positivamente sorpreso. Mi aspettavo gambe di legno e piedi di piombo, e invece ho corso un totale di 16 km con 10 allunghi finali che, pur non tutti in scioltezza, mi hanno fatto ritrovare un paio di piedi smarriti qualche settimana fa.
Il resto della settimana è caratterizzato da due sole uscite in vista della mezza di Pordenone, con recupero soprattutto psicologico dopo la "bambola" di Buttrio. Per dire: già martedì a pensare alla mezza non mi veniva più da vomitare.
Arrivo quindi a Pordenone scarico "il giusto". Obiettivo: 4'05'' al km, considerando che il percorso è "bigoloso" soprattutto nel finale.
I partenti sono circa 400 e non mi è difficile portarmi nelle prime 6-7 file. Allo sparo parto cauto, senza spingere, anche perché c'è un rampetta ai 500 a cui portare rispetto. Passo al km 1 in 4'02'' senza grossi patemi. Da qui comincia una bella storia, del tutto inaspettata. Un po' come quelle serate in cui uscivi senza grandi aspettative e andava a finire a casa delle studentesse Erasmus a fumare il narghilè col rhum al posto dell'acqua e chissà cosa al posto del tabacco. E tutti amici!
Non mi è difficile individuare la figura di Meris, un ragazzo che ho incontrato per la prima volta ad una non competitiva ma competitiva a Biverone, che so viaggiare comodamente più forte di me (80' in mezza, abbondante under 3h in maratona). Tendo l'orecchio "Ogi la fasso a 4". Lo prendo come riferimento e come me fanno almeno altri 6: 2 AzzanoRunner, 2 Aggrdire, un giovanotto pimpante e un simpatico portatore di pizzetto XL bianco. Subito i due AzzanoRunner coglionano Meris che a 4' al km si permette di saltare gli spartitraffico per salutare i fan. Lui se la prende e i due Azzurovestiti hanno ormai posto la firma sotto la loro condanna a morte. Infatti da lì in pochi split avranno il 4 davanti. Siccome ho capito come butta mi metto dietro e decido che perdere 5'' al km non è un delitto. Ma rischia di diventarlo nel momento in cui mi rendo conto che tenendo il gruppetto sempre a 6-7 metri, di fatica non ne faccio mica tanta. Allora giustamente pizzetto verso il settimo km mi propone di andarli a prendere, visto che dietro a noi c'è il nulla podistico. Peraltro notriamente goloso di runner imprudenti o paurosi. Un piccolo allungo ci permette di rifarci sotto e posso sfruttare la scia dei magifici 7. A questo punto si inserisce il fattore C. Che starebbe per il retrotreno di una avvenente runner in short sgambatissimo che dall'inizio della gara se ne sta là, a 150 metri. L'effetto è quello del magnete sulla limatura di ferro (ed il paragone calza a pennello, per me podista "sega") e inesorabilmente Meris tende a collassare verso il centro di gravità del nostro universo mentale. Al km 10 il crono segna 40'10'', la lancetta del carburante è ancora abbondantemente sopra la metà serbatoio ed il mirino è incollato alla lycra che ci ondeggia davanti. Il triste panorama offertoci dalla zona industriale che attraversiamo non demoralizza il buon Meris che, sfruttando un paio di falsopiani, ottiene i due risultati sperati: salutare i due AzzanoRunner (e con loro perdiamo anche il buon pizzetto ed il giovanotto dalla corsa elastica) e raggiungere missmondo. Resto solo con Meris ed i due Aggredire che non sembrano dare segni di cedimento. Ora però si torna verso il centro e attorno al km 14 comincia la parte più dura: circa 4 km sempre a salire, con piccoli strappi, tratti di falsiopiano e qualche breve discesa da affrontare con cautela. Decido di assecondare le sensazioni e accetto l'ipotesi di lasciarmi anche un po' staccare perché è ancora lunga. Sorprendentemente mantenere l'andatura di Meris non mi causa particolari affanni ed oltretutto mi rendo conto che da qualche km il gap di 150 metri che mi divide da Piergiovanni, amico che inseguo da quando ho iniziato a correre, sta diminuendo. I due Aggredire mollano e resto solo con la mia lepre personale. Attorno al km 17 una svolta ad U ci immette su un grande viale e chiamo Pier che ormai mi precede di non più di 30 metri. Corre ancora bene e continua a farlo insieme ad un altro runner in canotta verde che lo accompagna dall'inizio della gara. Sfruttando il rettilineo e una certa fluidità di gamba piazzo un 3'52'' che mi riporta sulla coppia giusto al cartello dei 18 km. Il rettilineo sembra continuare ancora per un km e mi sembra saggio accodarmi a rifiatare. I due si voltano e dichiaro di voler "sfruttare la scia per un po'" riproponendomi di ricambiare il favore più avanti. Al km 19 mi sembra di aver rifiatato abbastanza, nonostante il cronometro segni 3'54''. A questo punto arriva la ciliegina, e ce la offre il runner in verde: "Sto per fare il mio personale..." e Meris risponde con tre parole: "E allora via!" piazzando un allungo che in tre secondi ci da dieci metri. Non ho il tempo di pensarci e agisco d'istinto: non si lascia scappare l'ultimo treno, soprattutto se gratis. Chiudo il gap. Ora gli strappetti del Corso che mi hanno visto adolescente tante domeniche pomeriggio con la mia ragazza di allora, lei che si specchiava sulle vetrine e io con i pantaloni gonfi dopo una settimana chiuso nella stanzetta della Casa delle Studente, sono rampe di lancio verso il traguardo. C'è pure un po' di timido tifo. Al cartello del km 20 lappo 3'46''. Si scende rapidamente verso il fiume, curva secca a sinistra. Cerco di affrettare il passo, che tanto all'ultimo km non si scoppia, perché o sei già scoppiato o ne hai ancora, non sai dove, ma ne hai. Gli ultimi 500 metri sono un vialone in lieve ascesa che però lascia vedere in fondo l'arco dell'arrivo e allora ti pare di stare già sul tappeto blu. Ultimi 1097 metri in 4'02'', come i primi 1000. Il cerchio si è chiuso perfettamente: 1h23'21''.
Arrivo strigendo la mano di Meris. E' l'unico modo che ho per ringraziarlo di avermi trascinato fino a lì con il mio nuovo personal best.
Il caso mi assegna il terzo posto di categoria (a chi ride gli mando il virus che fa venire le vesciche sul mignolino del piede) ma mi perdo la premiazione (senza rimpianti) per andare a mangiare in agriturismo con famiglia e amici.
Come noto le gare nei dintorni tendono ad aggregarsi. E così in tre fine settimana consecutivi si disputa quasi la metà delle mezze maratone regionali. Udine 25 settembre, Città del vino 2 ottobre, Pordenone 9 ottobre.
Approfitto di questa successione per riprendere contatto con la distanza, abbandonata dalla scorsa primavera in favore di distanze più contenute.
In questo periodo l'efficienza non è al massimo e il limite viene fuori a fine gara.
A Udine ho corso "a tutta" con sensazioni di cosce legate e pesanti dal primo all'ultimo chilometro, concludendo in vistoso calo (ma quanto dura è tentare di mantenere l'andatura quando non ne hai più, e mancano ancora 3-4 km...). Tempo finale 84'36'', 35'' sopra il mio PB ottenuto però con metà fatica.
Il 2 ottobre ho corso per la prima volta la maratonina delle città del vino.
Il programma prevedeva un'andatura tra la corsa a ritmo medio e la "corsa lunga svelta", per me quindi circa 4'20'' al km. In tabella, nell'ultima colonna, quella delle note, c'era il malefico appunto: se te la senti, arriva anche a 25 km. E così, al fine di precludermi la via di fuga dopo lo striscione dell'arrivo, decido di correre circa 5 km a tale ritmo prima della partenza della gara in modo che, se avessi deciso di terminare l'allenamento a 21 km, mi sarei trovato tra i ritirati.
Salto subito alla conclusione: 4'20'' al km non è il mio "ritmo maratona". E lo è ancora meno su un percorso "fastidioso " (alla fine saranno 60 metri D+ e 120 metri D-) correndo tra le 10.35 e le 12.05.
"Cerca le sensazioni della maratona" mi era stato detto. Le ho trovate, sì, ma speravo di sorridere a quelle dei primi 27 km, non di maledire la sofferenza degli ultimi.
A dirla tutta la colpa è anche mia, che ho gestito in malo modo le energie, sottovalutando la giornata. Non ho dati da scorrere in questo momento, ma sicuramente fino al km 20 ho corso tra i 4'10'' ed i 4'15'' (vado a memoria sui lap intravisti in corsa), per poi crollare letteralmente dal 22°-23° quando mi sono trovato in seria difficoltà a mantenere i 4'30'' al km. La media finale conta poco e, nonostante sia prossima a quanto programmato, la fatica è stata troppa ed il mal di gambe dei due giorni successivi sottolinea la scarsa qualità della mia prestazione.
La corsa di rigenerazione del martedì successivo mi ha però lasciato positivamente sorpreso. Mi aspettavo gambe di legno e piedi di piombo, e invece ho corso un totale di 16 km con 10 allunghi finali che, pur non tutti in scioltezza, mi hanno fatto ritrovare un paio di piedi smarriti qualche settimana fa.
Il resto della settimana è caratterizzato da due sole uscite in vista della mezza di Pordenone, con recupero soprattutto psicologico dopo la "bambola" di Buttrio. Per dire: già martedì a pensare alla mezza non mi veniva più da vomitare.
Arrivo quindi a Pordenone scarico "il giusto". Obiettivo: 4'05'' al km, considerando che il percorso è "bigoloso" soprattutto nel finale.
I partenti sono circa 400 e non mi è difficile portarmi nelle prime 6-7 file. Allo sparo parto cauto, senza spingere, anche perché c'è un rampetta ai 500 a cui portare rispetto. Passo al km 1 in 4'02'' senza grossi patemi. Da qui comincia una bella storia, del tutto inaspettata. Un po' come quelle serate in cui uscivi senza grandi aspettative e andava a finire a casa delle studentesse Erasmus a fumare il narghilè col rhum al posto dell'acqua e chissà cosa al posto del tabacco. E tutti amici!
Non mi è difficile individuare la figura di Meris, un ragazzo che ho incontrato per la prima volta ad una non competitiva ma competitiva a Biverone, che so viaggiare comodamente più forte di me (80' in mezza, abbondante under 3h in maratona). Tendo l'orecchio "Ogi la fasso a 4". Lo prendo come riferimento e come me fanno almeno altri 6: 2 AzzanoRunner, 2 Aggrdire, un giovanotto pimpante e un simpatico portatore di pizzetto XL bianco. Subito i due AzzanoRunner coglionano Meris che a 4' al km si permette di saltare gli spartitraffico per salutare i fan. Lui se la prende e i due Azzurovestiti hanno ormai posto la firma sotto la loro condanna a morte. Infatti da lì in pochi split avranno il 4 davanti. Siccome ho capito come butta mi metto dietro e decido che perdere 5'' al km non è un delitto. Ma rischia di diventarlo nel momento in cui mi rendo conto che tenendo il gruppetto sempre a 6-7 metri, di fatica non ne faccio mica tanta. Allora giustamente pizzetto verso il settimo km mi propone di andarli a prendere, visto che dietro a noi c'è il nulla podistico. Peraltro notriamente goloso di runner imprudenti o paurosi. Un piccolo allungo ci permette di rifarci sotto e posso sfruttare la scia dei magifici 7. A questo punto si inserisce il fattore C. Che starebbe per il retrotreno di una avvenente runner in short sgambatissimo che dall'inizio della gara se ne sta là, a 150 metri. L'effetto è quello del magnete sulla limatura di ferro (ed il paragone calza a pennello, per me podista "sega") e inesorabilmente Meris tende a collassare verso il centro di gravità del nostro universo mentale. Al km 10 il crono segna 40'10'', la lancetta del carburante è ancora abbondantemente sopra la metà serbatoio ed il mirino è incollato alla lycra che ci ondeggia davanti. Il triste panorama offertoci dalla zona industriale che attraversiamo non demoralizza il buon Meris che, sfruttando un paio di falsopiani, ottiene i due risultati sperati: salutare i due AzzanoRunner (e con loro perdiamo anche il buon pizzetto ed il giovanotto dalla corsa elastica) e raggiungere missmondo. Resto solo con Meris ed i due Aggredire che non sembrano dare segni di cedimento. Ora però si torna verso il centro e attorno al km 14 comincia la parte più dura: circa 4 km sempre a salire, con piccoli strappi, tratti di falsiopiano e qualche breve discesa da affrontare con cautela. Decido di assecondare le sensazioni e accetto l'ipotesi di lasciarmi anche un po' staccare perché è ancora lunga. Sorprendentemente mantenere l'andatura di Meris non mi causa particolari affanni ed oltretutto mi rendo conto che da qualche km il gap di 150 metri che mi divide da Piergiovanni, amico che inseguo da quando ho iniziato a correre, sta diminuendo. I due Aggredire mollano e resto solo con la mia lepre personale. Attorno al km 17 una svolta ad U ci immette su un grande viale e chiamo Pier che ormai mi precede di non più di 30 metri. Corre ancora bene e continua a farlo insieme ad un altro runner in canotta verde che lo accompagna dall'inizio della gara. Sfruttando il rettilineo e una certa fluidità di gamba piazzo un 3'52'' che mi riporta sulla coppia giusto al cartello dei 18 km. Il rettilineo sembra continuare ancora per un km e mi sembra saggio accodarmi a rifiatare. I due si voltano e dichiaro di voler "sfruttare la scia per un po'" riproponendomi di ricambiare il favore più avanti. Al km 19 mi sembra di aver rifiatato abbastanza, nonostante il cronometro segni 3'54''. A questo punto arriva la ciliegina, e ce la offre il runner in verde: "Sto per fare il mio personale..." e Meris risponde con tre parole: "E allora via!" piazzando un allungo che in tre secondi ci da dieci metri. Non ho il tempo di pensarci e agisco d'istinto: non si lascia scappare l'ultimo treno, soprattutto se gratis. Chiudo il gap. Ora gli strappetti del Corso che mi hanno visto adolescente tante domeniche pomeriggio con la mia ragazza di allora, lei che si specchiava sulle vetrine e io con i pantaloni gonfi dopo una settimana chiuso nella stanzetta della Casa delle Studente, sono rampe di lancio verso il traguardo. C'è pure un po' di timido tifo. Al cartello del km 20 lappo 3'46''. Si scende rapidamente verso il fiume, curva secca a sinistra. Cerco di affrettare il passo, che tanto all'ultimo km non si scoppia, perché o sei già scoppiato o ne hai ancora, non sai dove, ma ne hai. Gli ultimi 500 metri sono un vialone in lieve ascesa che però lascia vedere in fondo l'arco dell'arrivo e allora ti pare di stare già sul tappeto blu. Ultimi 1097 metri in 4'02'', come i primi 1000. Il cerchio si è chiuso perfettamente: 1h23'21''.
Arrivo strigendo la mano di Meris. E' l'unico modo che ho per ringraziarlo di avermi trascinato fino a lì con il mio nuovo personal best.
Il caso mi assegna il terzo posto di categoria (a chi ride gli mando il virus che fa venire le vesciche sul mignolino del piede) ma mi perdo la premiazione (senza rimpianti) per andare a mangiare in agriturismo con famiglia e amici.
sabato 24 settembre 2011
Diagnosi, terapia, guarigione
Forse stavolta l'ho scampata.
Tre giorni di riposo dall'attività sportiva (solo palestra).
Ghiaccio.
Nimesulide 100 mg 1 bust. x 2 per 2 giorni
Cambio scarpe.
Occhio esperto e mano fatata di Mauro, che dopo avermi osservato in piedi, davanti, dietro, palpato le piante, polpacci, cosce, schiena e glutei, ha messo il dito in due punti sulla pianta sinistra (neanche vicino alla zona dolente, tra l'altro) che mi hanno fatto saltare sul lettino. Lì si è accanito. Ha massaggiato, premuto, tirato, torto, stirato.
Ed ora sto bene.
Miracolo?
No. Professionalità, conoscenza, coscienza, preparazione, passione.
Peccato che stiate tutti lontani.
Tre giorni di riposo dall'attività sportiva (solo palestra).
Ghiaccio.
Nimesulide 100 mg 1 bust. x 2 per 2 giorni
Cambio scarpe.
Occhio esperto e mano fatata di Mauro, che dopo avermi osservato in piedi, davanti, dietro, palpato le piante, polpacci, cosce, schiena e glutei, ha messo il dito in due punti sulla pianta sinistra (neanche vicino alla zona dolente, tra l'altro) che mi hanno fatto saltare sul lettino. Lì si è accanito. Ha massaggiato, premuto, tirato, torto, stirato.
Ed ora sto bene.
Miracolo?
No. Professionalità, conoscenza, coscienza, preparazione, passione.
Peccato che stiate tutti lontani.
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