33a edizione della mezza maratona di Gorizia, ben organizzata dal gruppo marciatori Gorizia.
Giunge in un momento buono lungo la via che mi porterà alla maratona d'Europa di Trieste, 8 maggio 2011. Nell'ultimo mese infatti mi sono dedicato ad un "richiamo" della capacità aerobica che in vista della maratona mi servirà per reggere i carichi dei prossimi due mesi. Le sedute di ripetute medie e le uscite a ritmo medio fino ai 15 km mi davano in uno stato di forma più che buono, anche se non ottimale. In realtà il confronto con sedute analoghe sostenute ad ottobre-novembre non era semplice perché quelle più recenti le ho corse spesso con le gambe stanche. Insomma, mi aspettavo di correre una gara sovrapponibile alla mezza di Palmanova in termini di prestazione almeno fino al 14° km (4'05''/km) ma di non essere poi in grado di accelerare nell'ultimo terzo di gara. A rendermi cauto con le previsioni c'era anche la conoscenza del tracciato di gara, non proprio piatto. A mio vantaggio giocava invece una situazione atmosferica ideale per correre: soleggiato, 8° C alla partenza, poco vento.
Stavolta le gambe in riscaldamento le sento. Non ho la sensazione di leggerezza che avevo a Palmanova.
Siccome non sono venuto qui per fare il personale ma per confermare la prestazione precedente, decido di non badare troppo al cronometro e di cliccare ogni 5 km.
PIMPUMPAM via tutti. Stavolta ho ascoltato il consiglio di Franchino e ci ho messo "solo" 13 secondi a passare sotto lo striscione della partenza. I primi 3 km sono un budello dentro le vie della città ma non ci sono problemi. Riesco a scorgere il cartello dei 2 km, butto l'occhio all'orologio che segna 8'04''. Alla fine del terzo km ci immettiamo sul corso Italia, da percorre in andata e in ritorno per un totale di un paio di km. E' un tratto bello perché incrocio i primi, quelli scuri, quelli che vanno forte, quelli depilati, quelli che vanno viaggiano ma sono già in acido lattico. A questo punto la folla si è già diradata, ma davanti ho ancora un bel serpentone folto folto. Svolta ad U e cerco di mettere a fuoco un po' di amici. Prima Riccardo, pacer dell'ora e 30'. Poi Luca e Daniele (11111) che dovrebbero correre a ritmo maratona. Poi Max, re leone, ed infine, 20 metri dietro al king, Simone. Ci incitiamo a vicenda. Al quinto km clicco: 20'05''. Sto bene. Non in scioltezza, ma bene. Oltrepassiamo il vecchio confine con la Slovenia e entriamo nel paesino di San Pietro (Sempeter), ampiamente ignorati dai paesani che entrano in chiesa per la messa. Dopo un giro intorno all'abitato ripassiamo davanti alla chiesa e ci dirigiamo a destra, verso la ciclabile accanto alla ferrovia e poi al lungo rettilineo nella zona industriale di Nova Gorica. Qui aggancio due runner, uno saggio e uno stolto. Lo stolto comincia a gridare fonemi incomprensibile e a fare l'elastico. Accelera, guadagna due metri e poi cede, mezzo minuto dopo fa lo stesso. Al terzo colpo, ovviamente, lo perdiamo. Il saggio continuerà ad andare del suo ritmo e alla fine arriverà al traguardo quasi con me. Lo dico con orgoglio: per chilometri ho lentamente guadagnato qualche metro nei confronti degli altri runner, per poi perderli ad ogni incrocio. Questo perché tutti tagliavano su marciapiedi, spartitraffico, parchetti cittadini, mentre io rimanevo sempre sulla strada. Sarò pirla? Io non la penso così. Comunque, passo al decimo km appena sotto i 40', poi il 15 me lo perdo, ma al sedicesimo sono a 1 ora e 4 minuti. Media tonda tonda. La parte difficile arriva a desso. Ci immettiamo su una stradina di periferia con alcuni tratti in sterrato, qualche ondulazione, un po' di vento. Il km 17 lo faccio in 3'53'' ma sento che non riuscirò a tenere questo ritmo. Mi limito un po' e cerco di restare sul filo della soglia anaerobica. Divido ciò che mi resta in due tratti di 2 km e tengo duro. Clicco al km 20 e vedo 1 ora 19' 12'' (sbagliando. Poi saprò che che i secondi ammontavano a 42). Non serve essere dei geni per capire che finirò sotto l'ora e 24. Poi do tutto. Sono al massimo. Al traguardo il mio timex da 1.24'01'', da correggere in 1.24'03'', meno irritante. Inaspettato, ma frutto di una gestione di gara meno timorosa rispetto a Palmanova.
Al di là dei numeri, mi sono divertito. A tratti, probabilmente aiutato dal vento e incoraggiato dalla rassicurante presenza del runner saggio, correvo con facilià sui 4'00'' al km. Gli ultimi due chilometri ho sofferto, ma il giusto, senza cali considerevoli (ultimi 1097 in 4'18'') ma senza nemmeno capacità di reagire allo scatto del ragazzino che, scoprirò poi, risponde al nome di Lorenzo Paussa, corrispondente regionale di "Correre". Senza falsa modestia, mi sembra di poter migliorare ancora qualcosa.
A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
lunedì 7 marzo 2011
sabato 5 marzo 2011
Giro veloce
Giovedì scorso seduta di IT300 "per ritrovare le giuste tensioni" in vista della mezza di domani, in un periodo in cui le gambe rischiano di sedersi sui ritmi del lunghissimo. Siccome ho una velocità di base che andrebbe misurata in "millimetri al millennio" piuttosto che in chilometri orari, queste sono le sedute che soffro di più. O meglio, che ho imparato meno a soffrire. Sì, perché il disagio che provoca un 10x300 è diverso dalla sofferenza di un LL con variazioni di ritmo nel finale. E io sono più abituato a gestire la seconda. E così mi metto in pista in una giornata molto ventilata, con l'unica consolazione che, per ogni 200 contro vento, ne ho duecento a favore. L'obiettivo e 62'' con 200 metri di recupero in 56''. Come al solito i primi son un pelo più veloci, ma proprio un pelo, poi mi assetto e mi preparo a soffrire davvero solo nelle ultime 2-3 ripetute. Alla sesta-settima vedo comparire sulle tribune della magnifica pista asfaltata di Gradisca (con tanto di fango che percola dal campo di calcio in prima corsia) Laura con al seguito il piccolo Leo. Lo saluto ma non mi fermo. Sento solo: "Anche Nano coe-e" (trad.: anche Leonardo correre). Al giro successivo comunico che mi mancano 5 minuti e siccome il campo è un deserto battuto dalla bora dico alla mia famiglia di entrare. Al giro successivo Leonardo mi aspetta sul rettilineo dei 100 metri e comincia a correre in seconda corsia. I giri si susseguono e lo trovo all'arrivo dei 100, poi in curva, quindi all'uscita della prima curva. Quando finisco la seduta sulla linea di arrivo non riesco più a vederlo. Aguzzo la vista e scorgo, alla fine del rettilineo opposto, un puntino viola che balzella felice. Lo raggiungo tagliando attraverso il campo e mi sembra il bambino più felice del mondo. Ma forse sono io il papà più felice del mondo. Corriamo insieme fino a metà curva e poi mi chiede di prenderlo in braccio.
So bene che presto snobberà il papà e la corsa per finire a giocare a calcio in qualche squadra locale i cui dirigenti scapperanno con 3000 euro e manderanno in fallimento la società (succede, succede). E non sarò certo io ad ostacolarlo in questo, nè ad indirizzarlo e tanto meno a costringerlo verso l'altetica. Sarà libero e per questo responsabile.
Però, a 22 mesi, ha già fatto qualcosa che buona parte degli adulti sovrappeso non ha mai fatto in una vita intera: quasi un giro di pista di corsa!
So bene che presto snobberà il papà e la corsa per finire a giocare a calcio in qualche squadra locale i cui dirigenti scapperanno con 3000 euro e manderanno in fallimento la società (succede, succede). E non sarò certo io ad ostacolarlo in questo, nè ad indirizzarlo e tanto meno a costringerlo verso l'altetica. Sarà libero e per questo responsabile.
Però, a 22 mesi, ha già fatto qualcosa che buona parte degli adulti sovrappeso non ha mai fatto in una vita intera: quasi un giro di pista di corsa!
mercoledì 23 febbraio 2011
11111
My brother Mauro all'arrivo della Traslaval 2010
Si allena seriamente, sa ritagliare uno spazio quotidiano da dedicare alla corsa. Ha degli obiettivi precisi, un corpo ed una mente che lo aiutano a perseguirli. Manca ancora di esperienza, ma questa non è certo una colpa. Insomma, una persona che vive l'innamoramento per questo sport e che viene da esso ricambiato da risultati in costante miglioramento.
Incoraggiato da un amico, ha deciso di correre per la prima volta una 42 chilometri e forse, di fronte a questa nuova sfida, qualche insicurezza è sorta. Forse.
Credo che nessuno di noi possa dire che il giorno prima dell'esordio in maratona si sentisse assolutamente sicuro di portare a termine la gara... "la maratona è l'unica gara che si può perdere anche correndo da soli...", ma con sicurezza posso affermare che la gioia più grande è di poter dire "Ho fatto del mio meglio.".
Allora, caro 11111, se vuoi succhiare il 100% del midollo della maratona, bisogna avere il coraggio di dirsi la verità.
Perché vuoi correre la tua prima e, probabilmente ancora per un bel po', unica maratona sottoritmo? Davvero vuoi caricare il tuo fucile a pallettoni e poi sparare gommini? Davvero vuoi passeggiare per 42 km per fare compagnia al tuo amico? Tre mesi con il freddo, il buio, la nebbia a mettere a punto un motore da competizione e poi il giorno di raccogliere i frutti metti il limitatore a 50 km/h? Sicuro che l'idea di impostare la corsa a velocità ridotta non sia un modo per ridurre il rischio di soffrire o di andare in crisi? Sicuro che al tuo amico serva davvero averti accanto? O non sarebbe forse meglio per lui vivere la sua prima maratona nel modo più bello: ascoltando dal primo all'ultimo i suoi 30.000 passi. Andare in crisi ed uscirne da solo, affrontare il mal di gambe e continuare a correre, forte solo del suo allenamento e della sua volontà?
Ascoltami: la città te la godrai nei giorni precedenti, ma QUEL GIORNO goditi la maratona. QUEL GIORNO metti in strada il cuore e lascia che sia lui a frustare i cavalli, metti in strada il cervello e lascia che sia lui ad agire sul morso. Lascia che le gambe diventino pesanti ed i dubbi ti assalgano perché stai correndo al TUO ritmo. E poi continua a spingere con i piedi, ad avanzare, ad inseguire i dubbi fino a costringerli a stancarsi e lasciarti.
Solo così sarai più forte.
Solo così compirai il tuo capolavoro.
Solo così avrai CORSO una maratona.
lunedì 14 febbraio 2011
Essere donna oggi
Mia moglie corre.
Ed ogni volta che viene a casa mi riporta i commenti che riceve per la strada da: ciclisti, spesso attempati, gruppi di operai, camionisti, varie ed eventuali.
Ieri è stato il turno di: "Attenta a Berlusconi" e "Attenta alle quote latte".
In passato ci sono state anche parole più pesanti o addirittura offensive.
E poi tutti giù a dire che "basta con la mercificazione del corpo della donna" e "etica-morale-rispetto nella politica e fuori". Parole, buonismo, luoghi comuni, fatti per mostrare che siamo "diversi" da quelli là.
Forse solo nel reddito, mi sembra.
Ed ogni volta che viene a casa mi riporta i commenti che riceve per la strada da: ciclisti, spesso attempati, gruppi di operai, camionisti, varie ed eventuali.
Ieri è stato il turno di: "Attenta a Berlusconi" e "Attenta alle quote latte".
In passato ci sono state anche parole più pesanti o addirittura offensive.
E poi tutti giù a dire che "basta con la mercificazione del corpo della donna" e "etica-morale-rispetto nella politica e fuori". Parole, buonismo, luoghi comuni, fatti per mostrare che siamo "diversi" da quelli là.
Forse solo nel reddito, mi sembra.
domenica 6 febbraio 2011
Fissàti con la corsa
Lo so, non è che sia uno scrittore molto prolifico. La realtà è che se non ho niente di interessante da dire, preferisco tacere.
Sto maturando il concetto della corsa come fenomeno ciclico, fatto di Quaresime di sacrificio e di brevi ma splendidi fasti Pasquali. Personalmente preferisco finalizzare gli allenamenti in vista di due grossi appuntamenti annuali. Uno autunnale, solitamente una mezza, uno primaverile, solitamente una maratona. Poi càpitano appuntamenti intermedi, che uso come test per sondare la mia preparazione. Finora mi sembra che questo atteggiamento abbia dato i suoi frutti e tale evidenza mi aiuta ad affrontare i perodi di "magra" che durano un semestre. In ogni caso essere costanti con gli allenamenti durante le settimane che distano molto dall'appuntamento clou non è facile, e richiede una certa forza di volontà che alcuni chiamano "fissazione".
Come leggo in molti blog, il reperire uno spazio per l'allenamento quotidiano richiede a tutti doti di slalomista non indifferenti. E così càpita che qualche mattina finisca la seduta prima che il sole spunti dietro il Carso, con la stessa sensazione che mi accompagna quando smonto dal turno di notte: sono le prime ore del mattino e ho già portato a termine l'impegno più importante. Questo pensiero però rischia di non essere sufficiente a farmi scivolare fuori da sotto le coperte alle 5.45, soprattutto dopo notti come l'ultima in cui Leo ha richiesto cinque o sei risvegli, sia per la sete provocata dalla febbre, sia per poggiargli le labbra sulla fronte nel più classico dei gesti di diagnosi e di affetto. Stamattina ho lottato contro una forza oscura che mi vincolava al piumone ma ne sono uscito, nel vero senso della parola, vincitore. 13 km di medio, per me a 4'15'', forse un pelo meno, che mi sono costati fatica, tanta fatica. A chi dare la colpa? All'ora? Al freddo (0°-2° C)? Alla settima seduta in otto giorni?
Il 6 marzo correrò la mezza di Gorizia, cercando di rimanere sui tempi di Palmanova (85') o qualcosa di più, visto che il percorso è piuttosto mosso e spesso ventilato. Un mese prima di quella gara ho corso un 16 km attorno ai 4' netti/km con relativa facilità. Il medio di oggi mi dice che la gamba non è quella di novembre ma lo stesso medio, che ha rubato un'ora al lettone, mi ha reso un po' più forte, almeno nella testa. Quanto vale in secondi al chilometro? Forse niente, ma oggi preferisco pensare che non sia così.
Ciao fissàti ;-)
Sto maturando il concetto della corsa come fenomeno ciclico, fatto di Quaresime di sacrificio e di brevi ma splendidi fasti Pasquali. Personalmente preferisco finalizzare gli allenamenti in vista di due grossi appuntamenti annuali. Uno autunnale, solitamente una mezza, uno primaverile, solitamente una maratona. Poi càpitano appuntamenti intermedi, che uso come test per sondare la mia preparazione. Finora mi sembra che questo atteggiamento abbia dato i suoi frutti e tale evidenza mi aiuta ad affrontare i perodi di "magra" che durano un semestre. In ogni caso essere costanti con gli allenamenti durante le settimane che distano molto dall'appuntamento clou non è facile, e richiede una certa forza di volontà che alcuni chiamano "fissazione".
Come leggo in molti blog, il reperire uno spazio per l'allenamento quotidiano richiede a tutti doti di slalomista non indifferenti. E così càpita che qualche mattina finisca la seduta prima che il sole spunti dietro il Carso, con la stessa sensazione che mi accompagna quando smonto dal turno di notte: sono le prime ore del mattino e ho già portato a termine l'impegno più importante. Questo pensiero però rischia di non essere sufficiente a farmi scivolare fuori da sotto le coperte alle 5.45, soprattutto dopo notti come l'ultima in cui Leo ha richiesto cinque o sei risvegli, sia per la sete provocata dalla febbre, sia per poggiargli le labbra sulla fronte nel più classico dei gesti di diagnosi e di affetto. Stamattina ho lottato contro una forza oscura che mi vincolava al piumone ma ne sono uscito, nel vero senso della parola, vincitore. 13 km di medio, per me a 4'15'', forse un pelo meno, che mi sono costati fatica, tanta fatica. A chi dare la colpa? All'ora? Al freddo (0°-2° C)? Alla settima seduta in otto giorni?
Il 6 marzo correrò la mezza di Gorizia, cercando di rimanere sui tempi di Palmanova (85') o qualcosa di più, visto che il percorso è piuttosto mosso e spesso ventilato. Un mese prima di quella gara ho corso un 16 km attorno ai 4' netti/km con relativa facilità. Il medio di oggi mi dice che la gamba non è quella di novembre ma lo stesso medio, che ha rubato un'ora al lettone, mi ha reso un po' più forte, almeno nella testa. Quanto vale in secondi al chilometro? Forse niente, ma oggi preferisco pensare che non sia così.
Ciao fissàti ;-)
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