Domenica mi concedo il bis.
Il secondo cross della mia breve vita sportiva mi porta in località Dobbia di Staranzano (GO). Strano posto per un cross. La pianura ricoperta da vigne e campi arati lascia libertà al vento che spira con forza. Fa freddo anche qui, come in tutta Italia, anche se c'è un pallido sole.
Il percorso è articolato su tre giri da 2250 metri + 200 metri tra partenza e arrivo: totale 6950. Oggi corro sull'uomo e non sul crono. Daniele infatti mi ha lanciato un'amichevole sfida e io ho accettato.
La partenza è come sempre impressionante. Una marea umana mi circonda e mi sopravanza. Non servono molti metri per schiarire la fila e io mi metto del mio passo, senza forzare ma nemmeno senza risparmiarmi. Il percorso è disposto in modo da vere il vento in faccia solo per due tratti relativamante brevi, per il resto è a favore o trasversale e non particolarmente fastidioso. Nei tratti controvento cerco di mantenermi coperto, ma al primo passaggio non riesco a stare sotto a chi mi precede. Al termine del primo giro Daniele mi è davanti di un centinaio di metri. Se continua così mi doppia. Dimentico completamente il crono e mi concentro sulle mie sensazioni. All'inizio del secondo giro mi affianca e supera un runner al quale mi accodo, sperando che mi tiri almeno nel primo tratto ventilato. Così fa e nel secondo tratto duro mi metto davanti proponendogli di tirare a turno. Putroppo nel rettilino delle vigne lo perdo. Noto però che il berretto rosso di Daniele ha smesso di allontanarsi. Finisco il secondo giro con una piccola speranza di acchiapparlo. Sfrutto bene il tratto in favore di vento avvicinando un trenino di tre runner che sta rientrando su Daniele. Uno lo passo subito ma da dietro arriva veloce Nicola, che a Mariano avevo superato negli ultimi 300 metri. Manca circa un km all'arrivo e invece di accodarmi a lui resto coperto. E questo è l'errore tattico del principiante. All'uscita dal tratto ventoso Nicola supera anche Daniele che ormai è a dieci metri da me. Se si attacca, per me è finita, se cede, per me è fatta. Ma il Demonio si attacca e non solo, rilancia. Io riesco a passare ancora un atleta, Filippo, e resto dietro ad un altro, Giovanni. Daniele intanto se ne va con Nicola. Lo sprint sul rettilineo finale mi vede piantato. Filippo passa all'interno sia me che Giovanni, io resto dietro, fuorigiri. Daniele chiude in 26'32'', Nicola 26'33'', Filippo 26'38'', Giovanni 26'39'', io in 26'40'' (media 3'50''/km).
Col senno di poi, dovevo attaccarmi a Nicola, anche se probabilmente sarei arrivato morto alla volata e gli altri mi avrebbero comunque mangiato.
Mi sono divertito tanto e, nonostante il risultato dia ragione a Daniele, continuo ad essere un convinto assertore della corsa in progressione, o almeno non in calo. Ora, non so se ho accelerato io o è calato Daniele (non ho i parziali) ma vederlo avvicinarsi ad ogni curva mi ha messo il pepe al culo e questo mi è servito.
Alla grande anche Luca, a 4'35'', prossimo ritmo mezza! Gneur, alla prossima ti voglio vedere davanti ad Ivan (è lo spilungone che ti ho presentato prima del riscaldamento).
Nota irrinunciabile: stavolta la spunto io sul Poiana (il solito che sul corto mi ammazza). Arriva dietro di 70'', molto atipico per lui. Quindi: ai cross Turco-Poiana: 1-1. Mentre Turco-Demonio: 0-1.
A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
martedì 7 febbraio 2012
martedì 24 gennaio 2012
14° cross dai tarampenz
Non chiedetemi cosa sono i tarampenz. Ma non chiedetemi neanche cosa sia un cross.
Prima eseprienza su questo tipo di gara... sono sconvolto.
Il percorso non era nemmeno tanto diffiicile, a dire degli altri: 5680 metri totali. Prato, boschetta, un fosso, vigna, un salto da un piccolo argine, un paio di svolte strette, per 4 volte.
Tutti partono a razzo e io resisto alla tentazione. Primo giro resto dietro ad un duo: 5'45''. Al secondo giro uno dei due resta un po' indietro ma aspetto per passarlo: 5'51''. Al terzo giro rompo gli indugi, ma mi sembra di morire. Passo il primo e raggiungo un compagno di squadra in difficoltà. Non prendo il parziale. Al quarto giro vado a riprendere anche quello dei due che se n'era andato e già che ci sono raggiungo anche Nicola, altro compagno della GS Jalmicco. Il prossimo, a 50 metri, è il solito Poiana, che, come da regola, sul breve mi mette dietro. Ultimi due giri in 11'42'' (5'50'' a giro, circa).
Sensazioni di gambe di truciolare impiallacciato, un po' di palta sotto le scarpe da trail (devo resistere e non comprare le chiodate... per tre cross all'anno... ma se si trova veramente la melma...). Ho recuperato qualche posizione solo perché più avveduto degli altri.
Alla fine: 23.19, media 4'06''/km.
Molto, molto da migliorare... ma siamo qui per questo!
Prima eseprienza su questo tipo di gara... sono sconvolto.
Il percorso non era nemmeno tanto diffiicile, a dire degli altri: 5680 metri totali. Prato, boschetta, un fosso, vigna, un salto da un piccolo argine, un paio di svolte strette, per 4 volte.
Tutti partono a razzo e io resisto alla tentazione. Primo giro resto dietro ad un duo: 5'45''. Al secondo giro uno dei due resta un po' indietro ma aspetto per passarlo: 5'51''. Al terzo giro rompo gli indugi, ma mi sembra di morire. Passo il primo e raggiungo un compagno di squadra in difficoltà. Non prendo il parziale. Al quarto giro vado a riprendere anche quello dei due che se n'era andato e già che ci sono raggiungo anche Nicola, altro compagno della GS Jalmicco. Il prossimo, a 50 metri, è il solito Poiana, che, come da regola, sul breve mi mette dietro. Ultimi due giri in 11'42'' (5'50'' a giro, circa).
Sensazioni di gambe di truciolare impiallacciato, un po' di palta sotto le scarpe da trail (devo resistere e non comprare le chiodate... per tre cross all'anno... ma se si trova veramente la melma...). Ho recuperato qualche posizione solo perché più avveduto degli altri.
Alla fine: 23.19, media 4'06''/km.
Molto, molto da migliorare... ma siamo qui per questo!
giovedì 19 gennaio 2012
Lanaro granfondo
Ci sarebbero tanti motivi per pensare che questo post sia stato scritto da un altro, ma la foto ne è testimonianza: io c'ero!
Sono un convinto assertore della corsa come terapia dell'invecchiamento (se l'invecchiamento si può considerare patologia non lo so, ma di certo lo è l'invecchiare male) ed il rimedio principale ritengo essere la cura della velocità. Certamente le manifestazioni a cui partecipo durante l'anno (gare dall'ora in sù) non richiedono particolare propensione alla velocità pura, ma per il 2012 ho posto rimedio iscrivendomi ad una società e quindi entrando un po' più nel giro (soprattutto CSI) di gare più corte.
E oltrettutto ammetto candidamente di essere ancora schiavo del cronometro. Ho bisogno del riscontro cronometrico come parametro di confronto e su di esso baso la stima del mio stato di forma, alla luce delle sensazioni provate in allenamento.
In tutto ciò, come si inserisce un "trail"?
Posso contare con facilità le mie gare in montagna: una partecipazione (cinque tappe) alla Traslaval nel 2010.
Ci metto vicino un fantastico allenamento collettivo organizzato alla fine del 2010 da Elena Simsig sul percorso dei 32 cippi e qualche allenamento in montagna in occasione di vacanze, estive o invernali, sulle Dolomiti. Stop. Da ciò deriva che non ho mai corso più di 15-16 km di fila in ambiente montano.
E infatti l'idea di correre 30 km sul Carso con 800 metri di D+ mi sembrava una follia, anche considerando che dalla maratona di Firenze non ho mai corso più di 20 km.
Tutta colpa di Piergiovanni, che intorno a Natale mi ha telefonato per avvisarmi che "Io ci vado".
La corsa è organizzata del gruppo vulkan http://www.gruppovulkan.com/ una società triestina che si definisce "Avanguardia nella lotta alla noia ciclistica". Le numerose proposte della società infatti si rivolgono agli appassionati di MTB, ma si sa, molti biker amano girare anche a piedi... e così 11 anni fa nasce la Lanaro granfondo. Alla partenza, un commosso responsabile della società ricorda che 10 anni fa "eravamo in 10, oggi... guardatevi!".
E' così strano fare riscaldamento tra 250 mountain bike che fanno avanti e indetro nella zona partenza. E' così strano trovarsi qui, a -4°C, senza sapere quasi nulla del percorso, con sole due sedute di sprint in salita nelle due settimane passate, ma per il resto pianura liscia come l'olio.
Massimiliano e Marco che ci accompagnano, due "muli" DOC, dapprima gigioneggiano "ma sì, non è neanche una corsa in montagna, c'è un po' di salita... ma insomma.". Poi tiro fuori l'altimetria e allora sorridono: "Sì, c'è salita fino alla chiesetta di Pese, poi sul monte dei pini, ma anche all'oleodotto c'è da correre... vabbè, poi c'è l'asfalto, che va sù, e alla fine, la vetta te la vedi lì, e hai già fatto due rampe durissime, e poi ce n'è un'altra... l'anno scorso l'ho fatta in bicicletta e facevo fatica a superare quelli a piedi..."
Cazzo, fatemi scendere, voglio andare a correre la mezza di Medea, dove il GPM è il cavalcavia sull'autostrada.
Previsioni? Io, sincero, considerando tutto: sotto le 3 ore. Marco: sotto le 2 e 30. Piergiovanni tace. Massimiliano non dice, ma l'anno scorso ha fatto 2h19' e quest'anno si è preparato.
Insomma, come ci sono finito in questa gabbia di matti, che al posto della camicia coi bottoni "perdidietro" hanno il camel bag?
Per l'occasione ho rispolverato la cinta Kalenji con le quattro borraccette da 100 ml che mi fa compagnia nei LL premaratona, ben sapendo che questi selvaggi trailer non ammettono ristori.
Non è che sia stato sempre molto lucido durante il percorso, ma qualcosa ricordo.
Primi 5 km in dolce salire, mantenendo 4'50'', non proprio con indifferenza. Svolta a sinistra nel bosco e comincia la salita. Già dal primo metro Piergiovanni ha un passo per me improponibile. Lo lascio andare e lo troverò solo all'arrivo. Si sale a strappi per un paio di km e da qui mi accodo a Davide, un triestino che, a giudicare dall'assistenza ricevuta sul percorso, è molto noto. Il mio salire è sempre patetico, ma sopporto questo incedere bradipoide perché so che sarà lunga, molto lunga. Mantengo un impegno simile a quello della corsa media. Guardo il GPS solo per controllare la FC media, che sta attorno ai 150. A Pese comincia un tratto misto e molto bello, tutto corribile a buona andatura. Un parte del percorso la conosco perché è una zona classica per gli allenamenti dei triestini, che battevo quando abitavo in città. Davide molla un po', ma non lo sorpasso perché so che in discesa mi riprende con facilità. Si fa sotto anche un altro atleta che avevamo passato su un tratto misto. Quando la strada ricomincia a salire (monte dei pini?) resto solo con Davide. Sicuramente tra i due quello che sta meglio sono io, ma resto con lui, perchè il peggio deve ancora venire. Mi hanno detto di una discesa tecnica, ed eccola. Subito Davide guadagna 30-40 metri. Per un millesimo di secondo mi passa per la mente l'idea di rischiare, ma lascio perdere. In quell'istante mi giunge il grido di Davide che vedo saltellare su una gamba. Credo si tratti di una distorsione. Lo raggiungo, gli offro dell'acqua fredda. Non vuole fermarsi. Passiamo dapprima ad un ristoro, dove avviso i volontari che si è fatto male, ma lui continua. Poi troviamo un suo amico sul percorso e Davide non si ferma. Gli chiedo un paio di volte come sta e mi dice che gla caviglia gli fa malissimo. Onestamente non so che fare. Ha avuto la possibilità di fermarsi due volte per salire in macchina e non l'ha fatto. Penso di non essere tenuto ad aspettarlo e allora procedo del mio passo perdendolo.
Il resto è salita: un lungo tratto, credo al 4%, di circa 1-1,5 km mi fiacca la gamba. Passo un atleta che beve, mi avvicino ad un altro dimezzando il distacco (da 150 metri a circa 50 metri) ma non riesco a prenderlo. Poi, dopo qualche strappo ed una ripida discesa si comincia a sentire la festa all'arrivo. Il GPS dice 24 km. Da qui dovrebbe essere tutto a salire e l'arrivo, a sinistra, è così alto e lontano... e così al sole!
Abbasso la testa. Sono solo. Davanti non vedo nessuno. Su alcune rampe passo una ragazza in MTB che mi riprende in dicesa. La mia non è una corsa, sono passetti, sono microscalini. Ma non sono "a tutta". Cominciano le rampe finali, in cemento. Mi tocca camminare e nonostante l'ulteriore calo di ritmo mi avvicino ad un atleta. Sull'ultima rampa chiedo ad un biker quanto manca "arrivati!". Riprendo a correre e incito l'atleta davanti a me. Quando lo raggiungo, a poche decine di metri dal traguardo, lo sospingo e lo lascio passare oltre la linea.
Chiudo in 2h35'. Gara condotta bene, proprio perché sottovalutata. Non dico sia facile (oggi, mercoledì, ho ancora mal di gambe), ma l'essermi trattenuto per 24 km arrivando ai piedi della salita dura con ancora un po' di energie, mi ha permesso di non arrivare strisciando.
Massimiliano chiude secondo a 1' dal primo. Piergiovanni mi rifila 5', Marco 2.
Cambio in tenda, un'occhiata veloce al panorama e giù per 20' fino al parcheggio dove ho lasciato la macchina.
E come al solito: "Bella gara, da rifare, magari più preparato!"
A casa si festeggia il compleanno di Laura. Il suocero ha preparato: salumi, formaggi, pasticcio, salama da sugo con purè, dolci... come dire: consumato 10, introdotto 20!
Sono un convinto assertore della corsa come terapia dell'invecchiamento (se l'invecchiamento si può considerare patologia non lo so, ma di certo lo è l'invecchiare male) ed il rimedio principale ritengo essere la cura della velocità. Certamente le manifestazioni a cui partecipo durante l'anno (gare dall'ora in sù) non richiedono particolare propensione alla velocità pura, ma per il 2012 ho posto rimedio iscrivendomi ad una società e quindi entrando un po' più nel giro (soprattutto CSI) di gare più corte.
E oltrettutto ammetto candidamente di essere ancora schiavo del cronometro. Ho bisogno del riscontro cronometrico come parametro di confronto e su di esso baso la stima del mio stato di forma, alla luce delle sensazioni provate in allenamento.
In tutto ciò, come si inserisce un "trail"?
Posso contare con facilità le mie gare in montagna: una partecipazione (cinque tappe) alla Traslaval nel 2010.
Ci metto vicino un fantastico allenamento collettivo organizzato alla fine del 2010 da Elena Simsig sul percorso dei 32 cippi e qualche allenamento in montagna in occasione di vacanze, estive o invernali, sulle Dolomiti. Stop. Da ciò deriva che non ho mai corso più di 15-16 km di fila in ambiente montano.
E infatti l'idea di correre 30 km sul Carso con 800 metri di D+ mi sembrava una follia, anche considerando che dalla maratona di Firenze non ho mai corso più di 20 km.
Tutta colpa di Piergiovanni, che intorno a Natale mi ha telefonato per avvisarmi che "Io ci vado".
La corsa è organizzata del gruppo vulkan http://www.gruppovulkan.com/ una società triestina che si definisce "Avanguardia nella lotta alla noia ciclistica". Le numerose proposte della società infatti si rivolgono agli appassionati di MTB, ma si sa, molti biker amano girare anche a piedi... e così 11 anni fa nasce la Lanaro granfondo. Alla partenza, un commosso responsabile della società ricorda che 10 anni fa "eravamo in 10, oggi... guardatevi!".
E' così strano fare riscaldamento tra 250 mountain bike che fanno avanti e indetro nella zona partenza. E' così strano trovarsi qui, a -4°C, senza sapere quasi nulla del percorso, con sole due sedute di sprint in salita nelle due settimane passate, ma per il resto pianura liscia come l'olio.
Massimiliano e Marco che ci accompagnano, due "muli" DOC, dapprima gigioneggiano "ma sì, non è neanche una corsa in montagna, c'è un po' di salita... ma insomma.". Poi tiro fuori l'altimetria e allora sorridono: "Sì, c'è salita fino alla chiesetta di Pese, poi sul monte dei pini, ma anche all'oleodotto c'è da correre... vabbè, poi c'è l'asfalto, che va sù, e alla fine, la vetta te la vedi lì, e hai già fatto due rampe durissime, e poi ce n'è un'altra... l'anno scorso l'ho fatta in bicicletta e facevo fatica a superare quelli a piedi..."
Cazzo, fatemi scendere, voglio andare a correre la mezza di Medea, dove il GPM è il cavalcavia sull'autostrada.
Previsioni? Io, sincero, considerando tutto: sotto le 3 ore. Marco: sotto le 2 e 30. Piergiovanni tace. Massimiliano non dice, ma l'anno scorso ha fatto 2h19' e quest'anno si è preparato.
Insomma, come ci sono finito in questa gabbia di matti, che al posto della camicia coi bottoni "perdidietro" hanno il camel bag?
Per l'occasione ho rispolverato la cinta Kalenji con le quattro borraccette da 100 ml che mi fa compagnia nei LL premaratona, ben sapendo che questi selvaggi trailer non ammettono ristori.
Non è che sia stato sempre molto lucido durante il percorso, ma qualcosa ricordo.
Primi 5 km in dolce salire, mantenendo 4'50'', non proprio con indifferenza. Svolta a sinistra nel bosco e comincia la salita. Già dal primo metro Piergiovanni ha un passo per me improponibile. Lo lascio andare e lo troverò solo all'arrivo. Si sale a strappi per un paio di km e da qui mi accodo a Davide, un triestino che, a giudicare dall'assistenza ricevuta sul percorso, è molto noto. Il mio salire è sempre patetico, ma sopporto questo incedere bradipoide perché so che sarà lunga, molto lunga. Mantengo un impegno simile a quello della corsa media. Guardo il GPS solo per controllare la FC media, che sta attorno ai 150. A Pese comincia un tratto misto e molto bello, tutto corribile a buona andatura. Un parte del percorso la conosco perché è una zona classica per gli allenamenti dei triestini, che battevo quando abitavo in città. Davide molla un po', ma non lo sorpasso perché so che in discesa mi riprende con facilità. Si fa sotto anche un altro atleta che avevamo passato su un tratto misto. Quando la strada ricomincia a salire (monte dei pini?) resto solo con Davide. Sicuramente tra i due quello che sta meglio sono io, ma resto con lui, perchè il peggio deve ancora venire. Mi hanno detto di una discesa tecnica, ed eccola. Subito Davide guadagna 30-40 metri. Per un millesimo di secondo mi passa per la mente l'idea di rischiare, ma lascio perdere. In quell'istante mi giunge il grido di Davide che vedo saltellare su una gamba. Credo si tratti di una distorsione. Lo raggiungo, gli offro dell'acqua fredda. Non vuole fermarsi. Passiamo dapprima ad un ristoro, dove avviso i volontari che si è fatto male, ma lui continua. Poi troviamo un suo amico sul percorso e Davide non si ferma. Gli chiedo un paio di volte come sta e mi dice che gla caviglia gli fa malissimo. Onestamente non so che fare. Ha avuto la possibilità di fermarsi due volte per salire in macchina e non l'ha fatto. Penso di non essere tenuto ad aspettarlo e allora procedo del mio passo perdendolo.
Il resto è salita: un lungo tratto, credo al 4%, di circa 1-1,5 km mi fiacca la gamba. Passo un atleta che beve, mi avvicino ad un altro dimezzando il distacco (da 150 metri a circa 50 metri) ma non riesco a prenderlo. Poi, dopo qualche strappo ed una ripida discesa si comincia a sentire la festa all'arrivo. Il GPS dice 24 km. Da qui dovrebbe essere tutto a salire e l'arrivo, a sinistra, è così alto e lontano... e così al sole!
Abbasso la testa. Sono solo. Davanti non vedo nessuno. Su alcune rampe passo una ragazza in MTB che mi riprende in dicesa. La mia non è una corsa, sono passetti, sono microscalini. Ma non sono "a tutta". Cominciano le rampe finali, in cemento. Mi tocca camminare e nonostante l'ulteriore calo di ritmo mi avvicino ad un atleta. Sull'ultima rampa chiedo ad un biker quanto manca "arrivati!". Riprendo a correre e incito l'atleta davanti a me. Quando lo raggiungo, a poche decine di metri dal traguardo, lo sospingo e lo lascio passare oltre la linea.
Chiudo in 2h35'. Gara condotta bene, proprio perché sottovalutata. Non dico sia facile (oggi, mercoledì, ho ancora mal di gambe), ma l'essermi trattenuto per 24 km arrivando ai piedi della salita dura con ancora un po' di energie, mi ha permesso di non arrivare strisciando.
Massimiliano chiude secondo a 1' dal primo. Piergiovanni mi rifila 5', Marco 2.
Cambio in tenda, un'occhiata veloce al panorama e giù per 20' fino al parcheggio dove ho lasciato la macchina.
E come al solito: "Bella gara, da rifare, magari più preparato!"
A casa si festeggia il compleanno di Laura. Il suocero ha preparato: salumi, formaggi, pasticcio, salama da sugo con purè, dolci... come dire: consumato 10, introdotto 20!
mercoledì 14 dicembre 2011
Il nocciolo della questione
Invece di stare sempre a contare i problemi (alibi) che "mi hanno impedito di fare il tempone", perché non imparare a vedere le condizioni che mi hanno permesso di correre?
G. ha la mia età e lavora con me. Non corre. Ha una bambina tetraplegica. La nutre con un sondino infilato nella parete addominale. L'anno scorso alla maratona di Trieste è stata l'unica a farsi trovare sul percorso e mi è stata accanto per qualche centinaio di metri. Ha comprato un km della mia maratona con tutto il suo cuore.
L. va forte in bicicletta e quando corre allontana il pensiero del cantiere dove lavora come capo offcina. Da tempo ormai gli ordini scarseggiano. Che succederà in futuro?
A Firenze alle Cascine il mio amico Piergiovanni ha salutato uno spettatore "Hei ragazzo, in bocca al lupo". "Chi è?" ho chiesto. "Ma come, non lo conosci? E' Simone Grassi". http://www.simonegrassi.net/.
Plinio adesso avrà sì e no tre anni. Io glielo auguro, di correre, ma ancora nessuno sa se potrà farlo. (http://fendente3.wordpress.com/2011/03/05/la-forza-che-ho-dentro-il-libro-sulla-toccante-vicenda-di-plinio/)
Devo andare avanti?
Sono spaventosamente fortunato. Per ora ho un corpo sano, una famiglia solida, un figlio "perfetto", una figlia in arrivo, un lavoro dignitoso.
Se questo è la mia vita, spero di fallire altre maratone.
G. ha la mia età e lavora con me. Non corre. Ha una bambina tetraplegica. La nutre con un sondino infilato nella parete addominale. L'anno scorso alla maratona di Trieste è stata l'unica a farsi trovare sul percorso e mi è stata accanto per qualche centinaio di metri. Ha comprato un km della mia maratona con tutto il suo cuore.
L. va forte in bicicletta e quando corre allontana il pensiero del cantiere dove lavora come capo offcina. Da tempo ormai gli ordini scarseggiano. Che succederà in futuro?
A Firenze alle Cascine il mio amico Piergiovanni ha salutato uno spettatore "Hei ragazzo, in bocca al lupo". "Chi è?" ho chiesto. "Ma come, non lo conosci? E' Simone Grassi". http://www.simonegrassi.net/.
Plinio adesso avrà sì e no tre anni. Io glielo auguro, di correre, ma ancora nessuno sa se potrà farlo. (http://fendente3.wordpress.com/2011/03/05/la-forza-che-ho-dentro-il-libro-sulla-toccante-vicenda-di-plinio/)
Devo andare avanti?
Sono spaventosamente fortunato. Per ora ho un corpo sano, una famiglia solida, un figlio "perfetto", una figlia in arrivo, un lavoro dignitoso.
Se questo è la mia vita, spero di fallire altre maratone.
sabato 10 dicembre 2011
Firenze marathon 2011
Riparto un po' in ritardo a causa di due settimane di intenso lavoro e di impegni familiari che hanno assorbito quasi tutte le ore di ogni giorno trascorso dalla maratona.
La preparazione della mia prima maratona autunnale si è rivelata più ostica del solito. Due anni fa avevo tentato sempre con Firenze, ma la preparazione era naufragata subito a causa di un'infiammazione alla bandelletta ileotibiale. Quello stop ha fruttato la nascita di questo blog, probabilmente come "lenitivo" del dolore cagionato dalla forzata inattività. Stavolta invece, nonostante il problema alla fascia plantare sinistra, non ho avuto alcun problema direttamente correlato all'attività sportiva. Mi è pesato molto invece dover infilare gran parte degli allenamenti specifici tra gli innumerevoli turni lavorativi. Ogni settimana dovevo ingegnarmi, fin dal lunedì, per trovare un buco per ogni uscita, tenendo conto dell'impossibilità di sostenere sedute intense dopo una notte in piedi e tenendo conto dei turni diurni di 12 ore. Insomma, è stato un faticoso slalom e spesso i tempi erano così stretti da costringermi a rinunciare allo stretching finale o ad accorciare il riscaldamento. Poi c'è stata la botta della febbre settica odontogena che mi ha costretto a 8 giorni di antibiotico e ad un intervento chirurgico piuttosto fastidioso che ha condotto ad un tracollo della condizione a 4 settimane dalla gara (vedi post sulla maratonina di Arezzo).
Mi sono ritrovato quindi ad un mese dalla maratona in piena crisi e solo dopo il 7 novembre ho cominciato a ritrovare sensazioni "normali", nel senso che non morivo a tenere i 4'30'' al km. Mi sono moderato nell'ultimo lunghissimo di 38 km, arrivando più stanco rispetto ai precedenti corsi 10'' al km più velocemente, mentre, a due settimane dalla maratona, ho provato a tirare la CLS di 21 km senza mai trovare buone sensazioni, anzi, finendo eccessivamente stanco.
Con queste premesse, ma non con questi pensieri, ho affrontato la maratona di Firenze.
E visto che le premesse sono state lunghe, lascio parlare i numeri.
1998 - TURCHETTO STEFANO MM35
Distanza Parziale min/Km (media)
Km 5 - 00:22:59 4.48
Km 10 - 00:21:48 4.35
Km 15 - 00:22:16 4.32
Km 20 - 00:22:21 4.31
Km 25 - 00:22:21 4.30
Km 30 - 00:22:10 4.29
Km 35 - 00:22:13 4.29
Km 40 - 00:22:48 4.30
Arrivo - 00:10:05 4.30
A chi ha un po' d'occhio non possono sfuggire i tre principali problemi.
1- I primi 5 km risentono sia del minuto buono necessario per giungere a valicare la linea di partenza, sia del minuto perso lungo il primo km intasato da atleti più lenti.
2- Parziale tra il 5° ed il 10° piuttosto ridotto (media 4'22''/km). Sono riuscito ad agganciare i palloncini delle 3 ore e 15' all'ottavo km, troppo in là per chi punta a stare sotto le 3 ore e 10'.
3- Sensibile calo dal 35° km.
Nonostante il PB di 3.09'04'' non sono soddisfatto della mia prestazione. So di poter valere qualcosa di più ma i problemi patiti in corso di preparazione mi hanno tagliato le gambe nel punto in cui dovrebbe venire fuori il maratoneta.
Mi do un 6-, per l'impegno.
La preparazione della mia prima maratona autunnale si è rivelata più ostica del solito. Due anni fa avevo tentato sempre con Firenze, ma la preparazione era naufragata subito a causa di un'infiammazione alla bandelletta ileotibiale. Quello stop ha fruttato la nascita di questo blog, probabilmente come "lenitivo" del dolore cagionato dalla forzata inattività. Stavolta invece, nonostante il problema alla fascia plantare sinistra, non ho avuto alcun problema direttamente correlato all'attività sportiva. Mi è pesato molto invece dover infilare gran parte degli allenamenti specifici tra gli innumerevoli turni lavorativi. Ogni settimana dovevo ingegnarmi, fin dal lunedì, per trovare un buco per ogni uscita, tenendo conto dell'impossibilità di sostenere sedute intense dopo una notte in piedi e tenendo conto dei turni diurni di 12 ore. Insomma, è stato un faticoso slalom e spesso i tempi erano così stretti da costringermi a rinunciare allo stretching finale o ad accorciare il riscaldamento. Poi c'è stata la botta della febbre settica odontogena che mi ha costretto a 8 giorni di antibiotico e ad un intervento chirurgico piuttosto fastidioso che ha condotto ad un tracollo della condizione a 4 settimane dalla gara (vedi post sulla maratonina di Arezzo).
Mi sono ritrovato quindi ad un mese dalla maratona in piena crisi e solo dopo il 7 novembre ho cominciato a ritrovare sensazioni "normali", nel senso che non morivo a tenere i 4'30'' al km. Mi sono moderato nell'ultimo lunghissimo di 38 km, arrivando più stanco rispetto ai precedenti corsi 10'' al km più velocemente, mentre, a due settimane dalla maratona, ho provato a tirare la CLS di 21 km senza mai trovare buone sensazioni, anzi, finendo eccessivamente stanco.
Con queste premesse, ma non con questi pensieri, ho affrontato la maratona di Firenze.
E visto che le premesse sono state lunghe, lascio parlare i numeri.
1998 - TURCHETTO STEFANO MM35
Distanza Parziale min/Km (media)
Km 5 - 00:22:59 4.48
Km 10 - 00:21:48 4.35
Km 15 - 00:22:16 4.32
Km 20 - 00:22:21 4.31
Km 25 - 00:22:21 4.30
Km 30 - 00:22:10 4.29
Km 35 - 00:22:13 4.29
Km 40 - 00:22:48 4.30
Arrivo - 00:10:05 4.30
A chi ha un po' d'occhio non possono sfuggire i tre principali problemi.
1- I primi 5 km risentono sia del minuto buono necessario per giungere a valicare la linea di partenza, sia del minuto perso lungo il primo km intasato da atleti più lenti.
2- Parziale tra il 5° ed il 10° piuttosto ridotto (media 4'22''/km). Sono riuscito ad agganciare i palloncini delle 3 ore e 15' all'ottavo km, troppo in là per chi punta a stare sotto le 3 ore e 10'.
3- Sensibile calo dal 35° km.
Nonostante il PB di 3.09'04'' non sono soddisfatto della mia prestazione. So di poter valere qualcosa di più ma i problemi patiti in corso di preparazione mi hanno tagliato le gambe nel punto in cui dovrebbe venire fuori il maratoneta.
Mi do un 6-, per l'impegno.
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