Eh lo so, non mi faccio più sentire... la realtà è che di corsa ho poco da dire visto che il lavoro (che mi ha impegnato interamente gli ultimi 7 fine settimana su 9) e l'imminente trasloco nel nuovo appartamento, con tutti problemi connessi a maestranze latitanti, mi hanno indotto a lasciare, per la prima volta dopo l'infortunio alla bandelletta ileotibiale che ha dato luce a questo blog, qualsiasi forma di allenamento organizzato e finalizzato. Diciamo che sono uscito alla cazzo (tipo 2 giorni sì, 3 no, poi 1 sì, due no, poi 3 sì e via dicendo) e i risultati si vedono. Ieri ho corso un corto veloce al sangue con una media di 4'05'', che non sarebbe stato neanche male se si fosse potuto tenere conto del caldo, che però non c'era.
Di gare poi non si parla, visto che l'unica che mi attira veramente è la 5 miglia di Torviscosa che però si tiene proprio la sera del trasloco.. e si sa, non ci si può esimere dal ringraziare gli amici che forniranno manovalanza con un paio di bicchieri di buon bianco del Collio e qualche boccale di birra.
Nonostante la scarsa attività riesco comunque a mantenere uno stato di forma decente, probabilmente grazie ad un po' più di attenzione nella dieta (nel senso che non mi ammazzo di gelato quattro volte alla settimana ma solo due...), tanto che stasera un'infermiera mi ha detto che le ricordo troppo Jack. Non so mica se è un complimento...
A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
domenica 15 luglio 2012
sabato 16 giugno 2012
24x1 ora Fagagna 2012
Rapido aggiornamento, che ormai è passata una settimana dall'ora in pista e non sono praticamente mai riuscito nemmeno ad accedere al blog, figuriamoci ad aggiornarlo. Cominciano le ferie e in aggiunta alla ormai sistematica carenza di personale Medico, si aggiunge l'assenza dei Colleghi in vacanza. Questo significa meno tempo per tutto, tanto che fino a fine agosto non ho programmato nulla di podistico nei week end che passerò tutti al lavoro.
Comincio dal risultato: ancora una volta mi sono sfuggiti i 15K: 14.895. Gara strana, ma figlia di un calo negli allenamenti nell'ultimo mese. Le difficoltà vere sono uscite negli ultimi 10 minuti di gara quando, oltre alla fisiologica stanchezza, è comparso un inedito dolore all'ipocondrio destro (zona fegato) che mi ha un po' piegato e molto rallentato. Pochi rimpianti, ho dato tutto quello che avevo.
La vera nota positiva è stata la vittoria della squadra magistralmente guidata da Giorgio e da tutta la sua famiglia, in primis la moglie e Veronica. Siamo in molti ad essere orgogliosi di correre per lui. Non ha mai nascosto il sogno di vincere a Fagagna, ma non ha mai fatto pesare a nessuno una prestazione sotto le aspettative. Un vero esempio di amore viscerale per lo sport, capace di coinvolgere un numero tale di persone da arrivare a formare 3 squadre da 24 persone, una delle quali prima su ottanta. Appena conclusa la manifestazione è stato visto fare le capriole sul prato all'interno dell'anello, ma non so se sia realtà o già leggenda.
Grazie Giorgio, sei un esempio!
Comincio dal risultato: ancora una volta mi sono sfuggiti i 15K: 14.895. Gara strana, ma figlia di un calo negli allenamenti nell'ultimo mese. Le difficoltà vere sono uscite negli ultimi 10 minuti di gara quando, oltre alla fisiologica stanchezza, è comparso un inedito dolore all'ipocondrio destro (zona fegato) che mi ha un po' piegato e molto rallentato. Pochi rimpianti, ho dato tutto quello che avevo.
La vera nota positiva è stata la vittoria della squadra magistralmente guidata da Giorgio e da tutta la sua famiglia, in primis la moglie e Veronica. Siamo in molti ad essere orgogliosi di correre per lui. Non ha mai nascosto il sogno di vincere a Fagagna, ma non ha mai fatto pesare a nessuno una prestazione sotto le aspettative. Un vero esempio di amore viscerale per lo sport, capace di coinvolgere un numero tale di persone da arrivare a formare 3 squadre da 24 persone, una delle quali prima su ottanta. Appena conclusa la manifestazione è stato visto fare le capriole sul prato all'interno dell'anello, ma non so se sia realtà o già leggenda.
Grazie Giorgio, sei un esempio!
domenica 3 giugno 2012
Dal duathlon all'ora in pista
Dopo la mezza maratona di Trieste corsa il 6 maggio, sarebbe stato fisiologico lasciar andare un po' lo stato di forma (in realtà già in discesa da almeno 3 settimane) e dimenticare gare e sfide. Ma il secondo WE di giugno si corre la 24x1 ora sulla pista blu di Fagagna, probabilmente la manifestazione di questo tipo più partecipata in regione, se tralasciamo telethon di Udine a dicembre (che comunque non ha spirito competitivo e non si svolge in pista).
Va da sè che dopo le mezze primaverili ci si trovi a giugno tutti un po' con il fiato corto e le gambe imballate dalle prime salite per un nuovo piccolo ciclo di potenziamento. E così capita che pur correndo una mezza poco sotto i 4 al km, in pista a Fagagna i 15 km continuino a sfuggire. Certo, va anche detto che 80 squadre in un anello di 400 metri costituiscono una difficoltà e costringono a continui slalom e escursioni sulle corsie esterne. Ciò nonostante ci proverò anche quest'anno. Di certo le tensioni si sono allentate e non so quale sarà il risultato... qualcuno in un commento ad un post precedente mi aveva consigliato di mollare un po' e così ho fatto, un po' anche per necessità familiari, senza alcun tipo di rimpianto o senso di colpa. Forse questa recuperata serenità mi aiuterà.
Nel mentre sono andato a fare un'esperienza nuova: ho corso la frazione di corsa di un duathlon sprint in compagnia di Davide.
Sabato pomeriggio alle 18 al via sulla pista di Gorizia eravamo una quarantina. Un primo tratto di 2500, poi il cambio per 10 km di MTB e infine un 1000 a piedi.
Chiudo i 2500 con gambe fiacche in un gruppetto di 4 senza la forza di prendere la testa del plotoncino ad una trentina di secondi dal primo concorrente. Poi corro il 1000 in solitudine perché nella frazione in MTB si sono fatti buchi di minuti.
Chiudiamo quinti senza nessun rimpianto. I tempi non li ho presi. Non mi posso neanche fermare alla grigliata perchè abbiamo una cena-degustazione in Azienda Agricola, che ovviamente finisce in allegria. Segnalo la grappa di Pignolo.
A presto!
Va da sè che dopo le mezze primaverili ci si trovi a giugno tutti un po' con il fiato corto e le gambe imballate dalle prime salite per un nuovo piccolo ciclo di potenziamento. E così capita che pur correndo una mezza poco sotto i 4 al km, in pista a Fagagna i 15 km continuino a sfuggire. Certo, va anche detto che 80 squadre in un anello di 400 metri costituiscono una difficoltà e costringono a continui slalom e escursioni sulle corsie esterne. Ciò nonostante ci proverò anche quest'anno. Di certo le tensioni si sono allentate e non so quale sarà il risultato... qualcuno in un commento ad un post precedente mi aveva consigliato di mollare un po' e così ho fatto, un po' anche per necessità familiari, senza alcun tipo di rimpianto o senso di colpa. Forse questa recuperata serenità mi aiuterà.
Nel mentre sono andato a fare un'esperienza nuova: ho corso la frazione di corsa di un duathlon sprint in compagnia di Davide.
Sabato pomeriggio alle 18 al via sulla pista di Gorizia eravamo una quarantina. Un primo tratto di 2500, poi il cambio per 10 km di MTB e infine un 1000 a piedi.
Chiudo i 2500 con gambe fiacche in un gruppetto di 4 senza la forza di prendere la testa del plotoncino ad una trentina di secondi dal primo concorrente. Poi corro il 1000 in solitudine perché nella frazione in MTB si sono fatti buchi di minuti.
Chiudiamo quinti senza nessun rimpianto. I tempi non li ho presi. Non mi posso neanche fermare alla grigliata perchè abbiamo una cena-degustazione in Azienda Agricola, che ovviamente finisce in allegria. Segnalo la grappa di Pignolo.
A presto!
giovedì 10 maggio 2012
Maratonina dei due castelli, Trieste 2012
Metto solo momentaneamente da parte il tema del precedente post, che tanti stimoli mi ha dato, per raccontare un po' della mezza di Trieste, disputatasi il 6 maggio.
Correre "in casa" ha sempre un sapore particolare. Un po' perché ti senti padrone di una strada della quale solitamente godi solo del margine sinistro, un po' perché, come mai prima, ho incontrato tanti amici e colleghi da salutare e ritrovare.
Temperatura ideale, cielo coperto, umidità attorno al 90%. Previsioni di temporale che incombono sulla gara, che poi non si avvereranno.
Mi concedo il tempo per un buon riscaldamento, facendo attenzione ad infilarmi in gabbia nè troppo presto, per evitare di stare fermo per troppo tempo, nè troppo tardi, per evitare di finire in coda. Ciò nonostante, a causa del ritardo di 5' dello start, rimango ingabbiato una ventina di minuti.
Conosco bene il tracciato, percorso migliaia di volte in auto, qualche volta di corsa, l'anno scorso in maratona. Ne conosco le insidie e stavolta non mi voglio fare fregare.
Il primo km è tutto a salire e, come previsto "a tavolino" lo percorro "a sensazione", senza badare a ciò che succede intorno. In effetti vedo che ci sono pochi "pazzi" che partono a razzo, almeno tra quelli a me vicino.
4'30'' è accettabile, soprattutto perché le gambe non avvertono pesantezza. Il secondo km è più scorrevole e passa in 4'00'', mentre i successivi due, che salgono in lieve falsopiano portando a Sistiana e poi alla Costa dei Barbari, se ne vanno a 4'15'', sempre con margine. Transito quindi al 4° km in 16'56'', perdendo un minuto circa rispetto ad una gara pianeggiante. Mi concedo ancora un km per permettere alle gambe di abituarsi al nuovo assetto di corsa in pianura. Non sto ad annoiare sgranando i tempi al km ma riporto solo le mie sensazioni di grande tranquillità e scioltezza. Di certo siamo in un tratto in lievissima discesa e forse c'è un po' di vento che aiuta. Viaggio stabilmente sotto i 4'00'' al km infilando anche qualche 1000 sotto i 3'50'', non in relax, ma nemmeno lontanamente in affanno.
La gara prosegue così fino al km 13, quando la strada comincia a scendere in modo più deciso e noi cominciamo a rendere i metri guadagnati alla partenza. In discesa non forzo, assecondo la pendenza, mi sposto con il busto lievemente in avanti, faccio rullare bene i piedi senza ciabattare: km 14 in 3'47''.
Al "bivio di Miramare" giungo con ottime sensazioni ma appena la strada spiana i quadricipiti si appesantiscono e sembrano salire di 5° di temperatura. L'azione si fa meno brillante e le cose peggiorano. Nemmeno l'incitamento delle migliaia della Bavisela non competitiva mi aiutano. Le palette cilometriche sono nascoste dalla marea dei non competitivi e riesco ad intravedere quella del 18°. Clicco e leggo 15'56'', praticamente 3'59'' al km. Il km 19 è fastidioso, con il passaggio sotto il ponte ferroviario: praticamente un impercettibile avvallamento, quando ne hai. L'andatura cala ancora e davvero le gambe ed il fiato chiedono pietà. Però ormai siamo in città ed io certo non mollo. Cerco le ultime energie e, un po' annebbiato, scorgo il segnale dei 200 metri all'arrivo. Sprinto come posso, tenendo dietro due podisti con i quali ho giocato a "chi muore perde" negli ultimi chilometri. Ultimo Km 3'28''. Ovviamente corto! Chiudo 1.23'33'', più verosimilmente andrebbe aggiunto 1 minuto. C'è qualcuno che l'ha corsa che ha avuto la mia stessa sensazione?
In definitiva mi confermo su questi tempi per la terza volta consecutiva, il che non è nemmeno male.
Come l'anno scorso ho pagato il cambio di pendenza al bivio di Miramare, anche se l'anno scorso è stato un tracollo, mentre quest'anno ho solo vacillato, vistosamente. Ma non era maratona.
Segnalare tutti gli amici ed i loro risultati porterebbe via lo spazio di un altro post.
Cito solamente:
Daniele (Devil): 1.22'02''. Imprendibile.... almeno per ora;-)
Luca (Genur): primo tentativo a 4'25'' fallito a causa di una "sommossa interna"... Tranquillo, a breve il riscatto.
Marco: 1.27' e rotti, migliorando di più di 8' il personale di novembre... e c'è margine!
Simone: ancora lontano dalla forma migliore, i crampi lo costringono a camminare. A Fagagna 12 km?
Correre "in casa" ha sempre un sapore particolare. Un po' perché ti senti padrone di una strada della quale solitamente godi solo del margine sinistro, un po' perché, come mai prima, ho incontrato tanti amici e colleghi da salutare e ritrovare.
Temperatura ideale, cielo coperto, umidità attorno al 90%. Previsioni di temporale che incombono sulla gara, che poi non si avvereranno.
Mi concedo il tempo per un buon riscaldamento, facendo attenzione ad infilarmi in gabbia nè troppo presto, per evitare di stare fermo per troppo tempo, nè troppo tardi, per evitare di finire in coda. Ciò nonostante, a causa del ritardo di 5' dello start, rimango ingabbiato una ventina di minuti.
Conosco bene il tracciato, percorso migliaia di volte in auto, qualche volta di corsa, l'anno scorso in maratona. Ne conosco le insidie e stavolta non mi voglio fare fregare.
Il primo km è tutto a salire e, come previsto "a tavolino" lo percorro "a sensazione", senza badare a ciò che succede intorno. In effetti vedo che ci sono pochi "pazzi" che partono a razzo, almeno tra quelli a me vicino.
4'30'' è accettabile, soprattutto perché le gambe non avvertono pesantezza. Il secondo km è più scorrevole e passa in 4'00'', mentre i successivi due, che salgono in lieve falsopiano portando a Sistiana e poi alla Costa dei Barbari, se ne vanno a 4'15'', sempre con margine. Transito quindi al 4° km in 16'56'', perdendo un minuto circa rispetto ad una gara pianeggiante. Mi concedo ancora un km per permettere alle gambe di abituarsi al nuovo assetto di corsa in pianura. Non sto ad annoiare sgranando i tempi al km ma riporto solo le mie sensazioni di grande tranquillità e scioltezza. Di certo siamo in un tratto in lievissima discesa e forse c'è un po' di vento che aiuta. Viaggio stabilmente sotto i 4'00'' al km infilando anche qualche 1000 sotto i 3'50'', non in relax, ma nemmeno lontanamente in affanno.
La gara prosegue così fino al km 13, quando la strada comincia a scendere in modo più deciso e noi cominciamo a rendere i metri guadagnati alla partenza. In discesa non forzo, assecondo la pendenza, mi sposto con il busto lievemente in avanti, faccio rullare bene i piedi senza ciabattare: km 14 in 3'47''.
Al "bivio di Miramare" giungo con ottime sensazioni ma appena la strada spiana i quadricipiti si appesantiscono e sembrano salire di 5° di temperatura. L'azione si fa meno brillante e le cose peggiorano. Nemmeno l'incitamento delle migliaia della Bavisela non competitiva mi aiutano. Le palette cilometriche sono nascoste dalla marea dei non competitivi e riesco ad intravedere quella del 18°. Clicco e leggo 15'56'', praticamente 3'59'' al km. Il km 19 è fastidioso, con il passaggio sotto il ponte ferroviario: praticamente un impercettibile avvallamento, quando ne hai. L'andatura cala ancora e davvero le gambe ed il fiato chiedono pietà. Però ormai siamo in città ed io certo non mollo. Cerco le ultime energie e, un po' annebbiato, scorgo il segnale dei 200 metri all'arrivo. Sprinto come posso, tenendo dietro due podisti con i quali ho giocato a "chi muore perde" negli ultimi chilometri. Ultimo Km 3'28''. Ovviamente corto! Chiudo 1.23'33'', più verosimilmente andrebbe aggiunto 1 minuto. C'è qualcuno che l'ha corsa che ha avuto la mia stessa sensazione?
In definitiva mi confermo su questi tempi per la terza volta consecutiva, il che non è nemmeno male.
Come l'anno scorso ho pagato il cambio di pendenza al bivio di Miramare, anche se l'anno scorso è stato un tracollo, mentre quest'anno ho solo vacillato, vistosamente. Ma non era maratona.
Segnalare tutti gli amici ed i loro risultati porterebbe via lo spazio di un altro post.
Cito solamente:
Daniele (Devil): 1.22'02''. Imprendibile.... almeno per ora;-)
Luca (Genur): primo tentativo a 4'25'' fallito a causa di una "sommossa interna"... Tranquillo, a breve il riscatto.
Marco: 1.27' e rotti, migliorando di più di 8' il personale di novembre... e c'è margine!
Simone: ancora lontano dalla forma migliore, i crampi lo costringono a camminare. A Fagagna 12 km?
martedì 24 aprile 2012
Psicologia del runner debole
Mi chiedo se tutta 'sta cosa della corsa mi faccia bene.
Spesso il pensiero della corsa è pervasivo, ossessivo. Nel senso che la mia testa ritorna più e più volte nel corso della giornata all'argomento corsa-allenamento. Questo accade soprattutto se, durante la giornata, le ore trascorrono e non riesco a pianificare il momento da dedicare all'uscita di corsa. Quando mi attende una seduta impegnativa sono teso e, a volte, preoccupato. Talvolta mi manca proprio la voglia di uscire e, decidendo di infilare le scarpette, mi sembra di "rubare" del tempo ad attività più piacevoli (come stare con la mia famiglia). In queste occasioni cerco degli alibi e delle scuse per rimandare la seduta e solo due cose alleviano il tormento: decidere definitivamente che "Oggi non corro" oppure mettermi in strada. Per i medesimi motivi, quando riesco ad allenarmi al mattino, magari all'alba, la giornata è più "lieve". La sensazione è di essermi liberato di "un pensiero", di non dover dannarmi l'anima per trovare settantacinque minuti da dedicare alla seduta e di non dover stravolgere il resto della giornata in ottica corsa.
Vivo in me due diverse "pulsioni", non facili da esprimere a parole. Una è caratterizzata da un senso di "dovere", quasi di costrizione. Nasce dalla consapevolezza che qualsiasi risultato, sia in termini di salute, sia in termini prestazionali, deve passare attraverso al "frequenza". La mia testa mi dice "Oggi DEVI uscire a correre" ed il solo pensiero di tirarmi indietro fa insorgere prontamente un forte senso di inadeguatezza. L'altra "pulsione" è invece positiva, meno razionale, più viscerale, quasi romantica. E la sensazione che provo quando, dall'automobile, vedo un runner sotto la pioggia, oppure percorro la strada che normalmente utilizzo per allenarmi. E' quel sentimento di amore verso quel gesto tecnico, quel percorso, quel faticare, quel rifiatare, quel bestemmiare che si chiama correre ed allenarsi. E' tutto ciò che è frutto di quella "frequenza", di quella "imposizione". Sia chiaro che non sto parlando della gioia per un risultato. Essa sfuma presto ed è così rara da potersi considerare di assoluta eccezionalità, in confronto all'impegno profuso quasi quotidianamente. Mi riferisco invece a tutte le piccole e grandi cose piacevoli che accadono durante e dopo un allenamento: incrociare e salutare un altro podista, accodarsi ad un nonnetto in bicicletta senza faticare molto, notare lo sguardo di una ragazza dietro il parabrezza dell'automobile, filare a 3'50'' senza eccessiva fatica in una giornata di grazia, scorgere un animale selvatico incurante della tua presenza, leggere sul crono 39'50'' in una seduta di variazioni di ritmo sui 10 km, correre all'alba, scorgere le montagne innevate, provare a spingere con i piedi in salita, cercare di correre in scioltezza controvento, salutare i ciclisti che ti incrociano a 40 all'ora, sentirsi parte di una "comunità" di fissati come te e che condividono molte delle tue difficoltà, fare stretching a petto nudo in estate, bere dalla fontanella del cimitero perché hai finito la borraccia del lunghissimo, salutare l'amico sedentario che dal finestrino ti grida "vai che sei solo!".
Se solo riuscissi a vivere in modo diverso quella che ora mi sembra una necessità, un obbligo, un imperativo mi sentirei certamente più rilassato. Forse dovrei considerarla una "attività" vitale, al pari di nutrirsi o dormire, ma non ci riesco. E' paradossale, ma non sono "dipendente" dagli effetti benefici della corsa. Sono invece vittima della necessità di dimostrare a me stesso che ho una grande "forza di volontà" e per questo sono sempre teso, messo alla prova e giudicato da me stesso.
Come dire, se mi obbligassero a fare l'amore cinque volte alla settimana, pur tacendo dell'inevitabile ansia da prestazione, il dover sottostare ad un contratto, anche se autoimposto, rende il tutto, indubbiamente, meno piacevole.
Spesso il pensiero della corsa è pervasivo, ossessivo. Nel senso che la mia testa ritorna più e più volte nel corso della giornata all'argomento corsa-allenamento. Questo accade soprattutto se, durante la giornata, le ore trascorrono e non riesco a pianificare il momento da dedicare all'uscita di corsa. Quando mi attende una seduta impegnativa sono teso e, a volte, preoccupato. Talvolta mi manca proprio la voglia di uscire e, decidendo di infilare le scarpette, mi sembra di "rubare" del tempo ad attività più piacevoli (come stare con la mia famiglia). In queste occasioni cerco degli alibi e delle scuse per rimandare la seduta e solo due cose alleviano il tormento: decidere definitivamente che "Oggi non corro" oppure mettermi in strada. Per i medesimi motivi, quando riesco ad allenarmi al mattino, magari all'alba, la giornata è più "lieve". La sensazione è di essermi liberato di "un pensiero", di non dover dannarmi l'anima per trovare settantacinque minuti da dedicare alla seduta e di non dover stravolgere il resto della giornata in ottica corsa.
Vivo in me due diverse "pulsioni", non facili da esprimere a parole. Una è caratterizzata da un senso di "dovere", quasi di costrizione. Nasce dalla consapevolezza che qualsiasi risultato, sia in termini di salute, sia in termini prestazionali, deve passare attraverso al "frequenza". La mia testa mi dice "Oggi DEVI uscire a correre" ed il solo pensiero di tirarmi indietro fa insorgere prontamente un forte senso di inadeguatezza. L'altra "pulsione" è invece positiva, meno razionale, più viscerale, quasi romantica. E la sensazione che provo quando, dall'automobile, vedo un runner sotto la pioggia, oppure percorro la strada che normalmente utilizzo per allenarmi. E' quel sentimento di amore verso quel gesto tecnico, quel percorso, quel faticare, quel rifiatare, quel bestemmiare che si chiama correre ed allenarsi. E' tutto ciò che è frutto di quella "frequenza", di quella "imposizione". Sia chiaro che non sto parlando della gioia per un risultato. Essa sfuma presto ed è così rara da potersi considerare di assoluta eccezionalità, in confronto all'impegno profuso quasi quotidianamente. Mi riferisco invece a tutte le piccole e grandi cose piacevoli che accadono durante e dopo un allenamento: incrociare e salutare un altro podista, accodarsi ad un nonnetto in bicicletta senza faticare molto, notare lo sguardo di una ragazza dietro il parabrezza dell'automobile, filare a 3'50'' senza eccessiva fatica in una giornata di grazia, scorgere un animale selvatico incurante della tua presenza, leggere sul crono 39'50'' in una seduta di variazioni di ritmo sui 10 km, correre all'alba, scorgere le montagne innevate, provare a spingere con i piedi in salita, cercare di correre in scioltezza controvento, salutare i ciclisti che ti incrociano a 40 all'ora, sentirsi parte di una "comunità" di fissati come te e che condividono molte delle tue difficoltà, fare stretching a petto nudo in estate, bere dalla fontanella del cimitero perché hai finito la borraccia del lunghissimo, salutare l'amico sedentario che dal finestrino ti grida "vai che sei solo!".
Se solo riuscissi a vivere in modo diverso quella che ora mi sembra una necessità, un obbligo, un imperativo mi sentirei certamente più rilassato. Forse dovrei considerarla una "attività" vitale, al pari di nutrirsi o dormire, ma non ci riesco. E' paradossale, ma non sono "dipendente" dagli effetti benefici della corsa. Sono invece vittima della necessità di dimostrare a me stesso che ho una grande "forza di volontà" e per questo sono sempre teso, messo alla prova e giudicato da me stesso.
Come dire, se mi obbligassero a fare l'amore cinque volte alla settimana, pur tacendo dell'inevitabile ansia da prestazione, il dover sottostare ad un contratto, anche se autoimposto, rende il tutto, indubbiamente, meno piacevole.
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