A proposito dei miei amori

«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»

Jesse Owens

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mercoledì 31 ottobre 2012

A mente fredda

Sono passati tre giorni dalla maratona di Venezia e le emozioni vissute cominciano a sedimentarsi.
La mente comincia ad analizzare la gara e prendo coscienza di alcuni aspetti per me nuovi.
Sono un podista piuttosto razionale, che si affida a metodi di preparazione "scientifici" o meglio, parametrici. In gara difficilmente commetto errori grossolani perchè parto con una strategia costruita usando i dati degli allenamenti, controllo sempre molto bene l'andatura, tengo in grande considerazione i messaggi del mio corpo. In gara sono sempre lucido, ricordo gran parte delle fasi della competizione e non ricordo quasi nulla dei luoghi attraversati.
Domenica invece dal km 32 ho vissuto una nuova esperienza. Mi sono immerso totalmente in ciò che facevo, dimenticando orologio, palette chilometriche, maltodestrine e tutte le sovrastrutture che mi hanno sempre aiutato in maratona. In quel  momento avevo un solo obiettivo verso il quale tutto il mio corpo e la mia mente erano tesi: raggiungere quei palloncini. Per quasi quattro chilometri è parsa un'impresa impossibile ma non mi è mai passata per la mente l'idea di rinunciare a provarci. E' stata come un'estasi, un uscire dal mio mondo di calcoli e di sicurezze per lanciarmi verso un obiettivo e nel farlo vivevo un'assenza di pensiero quasi zen.
Da qui deriva l'entusiasmo per la mia prestazione. Non da un riscontro cronometrico ma da una situazione interiore facilitata dagli eventi e dagli agenti atmosferici che, a questo punto, non posso più definire avversi. Non sto cercando un aspetto positivo ad ogni costo. Semplicemente ho goduto del correre questa maratona complicata molto di più che di altre competizioni simili (per esempio Padova o Trieste 2011) sia perché sono arrivato ai chilometri fatidici ancora con benzina in corpo, sia perché, costretto dagli eventi a chiudere tutti i canali d'ingresso e a concentrare l'intero mio essere su di un obiettivo, ho vissuto sensazioni di buona efficienza e benessere.
L'analisi degli split ogni 5 km supporta poco il mio vissuto, sia perché comprendono tratti molto difficili a tratti più facili, sia perché sono viziati dalle soste obbligate. Tuttavia TDS rileva che tra il km 35 ed il 40 ho recuperato 114 posizioni in classifica generale, cioè un sorpasso ogni 44 metri, un sorpasso ogni 11 secondi. Questo mi dice che sono arrivato alla parte più importante della maratona ancora in ottima efficienza, capace ancora di correre e non di trascinarmi, in grado certamente, in condizioni meteo meno penalizzanti per il cronometro, di migliorare sensibilmente il mio miglior risultato sulla distanza.

lunedì 29 ottobre 2012

27a Venice marathon, 28 ottobre 2012

3.10
Così ho finito ieri la Venice marathon. Ma in tutta onestà dovrei dire "abbiamo finito" visto che una fatica simile l'hanno fatta Laura e il mio insostituibile fratello Mauro per permettermi di portare al traguardo il mio Leonardo. Settima maratona, terza con Leo sotto lo striscione.
Quella di Venezia è una maratona logisticamente difficile da seguire. Se poi lo vuoi fare con un bambino di 3 anni ed una bambina di 6 mesi, l'acqua fino al ginocchio, bora a raffiche e pioggia praticamente continua, diventa un'impresa titanica.

Lasciando da parte i preparativi, la visione della laguna grigia solcata da creste bianche dall'autobus che ci conduceva alla partenza ed il freddo patito nell'attesa di partire, vengo alla gara.

Partenza a sorpresa, un paio di conti alla rovescia abortiti e poi via, senza nemmeno sciogliere le gabbie, con i volontari in difficoltà, travolti dalla massa dei maratoneti.
Sono tranquillo, ho una mia strategia: gruppo delle 3.10', davanti quando il vento è sopportabile, nel gruppo, quando no. Non mi piace il gruppo, troppe incertezze, rallentamenti, pestoni e gomitate, involontarie. Prendo e do.
Il primi 25 km scorrono.

22'03''
22'15''
22'32''
22'50''
22'20''

Non una gran prestazione, nemmeno sotto il profilo della regolarità. Ma non c'è alternativa. Come dice Ligabue: testa dentro chè là fuori è un brutto mondo.
La svolta della mia gara è a Mestre, dopo il brutto lap del km 20, su cui pesa anche una sosta per un bisogno fisiologico "light" con un rientro in gruppo non proprio agevole. Non conosco il percorso, ma i volontari segnalano molto bene la presenza del sottopasso, e la loro solerzia mi lascia presagire che si tratta di un imbuto. Non voglio rimanere imbottigliato col gruppone e così mi porto davanti ai pacer affrontando il sottopasso tra le urla del pubblico e dei compagni di gara. Mi aggrego ad uno spilungone che fa l'aereoplanino e mi tengo su un passo confortevole. In pochi chilometri il distacco dai pacer delle 3.10 si dilata, anche troppo. Qualche km dopo si affronta il ponte che immette nel parco di San Giuliano. All'interno dell'area verde, dopo un altro strappo, si affrontano alcuni passaggi tortuosi con la possibilità di controllare agevolmente il distacco dal gruppo: non cresce più, anzi forse cala. I pacer si sono risvegliati. Mi rendo conto che stare 50 metri avanti al gruppone non serve a nulla e medito sulla possibilità di farmi "riassorbire", ma c'è un dato che mi fa desistere. Più precisamente una presenza che si situa a livello di basso ventre e che non credo di poter ignorare ancora per molto.

Parziale km 25-30: 22'20''

Mi do un ultimatum: se sto meglio prima del ponte della Libertà, vado avanti, altrimenti, pit-stop. E se pit-stop deve essere, almeno che sia con un po' di margine sul gruppone.
Sul cavalcavia che immette sul ponte della Libertà capisco che una sosta è necessaria e mi butto tra i rovi a lato della strada. Quando esco dalla selva spinosa, portandomi appeso sulla schiena un enorme ramo, i palloncini delle 3.10 sono a 150 metri. Davanti. Pessimo posto per rimanere da soli. Mancano 10 km all'arrivo e appena messo piede sul ponte il vento mi sferza il corpo da sinistra, impedendomi di andare dritto. Bisogna correre piegati in avanti e a sinistra per contrastare la bufera. Le gocce di pioggia pungono e l'unico sollievo sono gli autobus che ci sorpassano, facendoci da schermo per pochi istanti. Non sto a pensarci tanto. Sono ancora pimpante e le cose sono due: o mollo (e perché?) o abbasso la testa e spingo. Via allora! Avanzo zigzagando spinto dal vento laterale, con il piede sinistro che spesso urta la gamba destra. Supero decine di atleti in difficoltà. Le palette chilometriche sono state stese a terra per evitare che finiscano in laguna spinte dal vento e non si riesce a decifrarle. Dove sono? Una di queste, a stima, deve essere il 35° e schiaccio il lap. In quel momento non lo so, ma adesso sì:

Parziale km 30-35: 23'17'' (compreso il minuto perso ai box).

Ogni tanto alzo la testa. I maledetti palloncini sono sempre laggiù e non si avvicinano. Ma io sto bene e continuo a spingere. Finalmente al km 36 il noto ponte finisce e la strada svolta a destra, salendo sul ponte del Tronchetto. D'improvviso i palloncini mi vengono incontro. Il vento a tratti è favorevole ed il morale alle stelle. Al km 38 guardo il crono: 2.51'. E pensare che l'ultimo lunghissimo di 38 km l'avevo chiuso in 2.50'! Poco dopo raggiungo i palloncini. Sul momento penso di stare con loro un km per riposare, ma ne ho ancora e vado via senza fatica. Il vento è di nuovo in faccia e la laguna sale sul marciapiede. I ponti li faccio di slancio spingendo con i piedi e usando l'elasticità del legno per avanzare. Non capisco nulla dei km e non ricordo in che punto della gara ho attraversato il ponte di barche, urlando tutta la grinta e la forza contro le raffiche tremende che mi spingevano indietro. Scendo il ponte ridendo di me e felice delle mie gambe che ancora non ne hanno abbastanza. In cima ad un altro ponte sento il bip del tappeto del km 40 e guardo il crono: 2'59'08''.

Parziale km 35-40: 21'32'' (media 4'18''/km)

So benissimo che il PB è possibile, ma non mi frega. Ho cose più importanti. Mi godo finalmente un po' di pubblico e mi viene da ridere, perché sto bene, perché è la degna conclusione di tre mesi di allenamento duro, perché è bello essere lì in questo momento. Meris a sinistra mi urla come un selvaggio e mi trovo a superare agevolmente altri 3-4 compagni di gara. L'ultimo ponte. A sinistra Mauro mi porge Leonardo, avvolto nel giubbotto e nella mantella sembra un pacco regalo. Grazie Mauro! Percorriamo al passo gli ultimi 100 metri, tra due ali di folla che applaudono il mio bambino, intimidito da tanta festa.

Ultimo parziale: 10'39''

Che corsa! Che vittoria! Che immensa gioia poter essere lì, avere la possibilità di correre, di gareggiare, di portare al traguardo mio figlio. Che fortuna!

Cassandra contro il Turco: vince il Turco, e vincono anche Laura, Mauro, Leonardo e Cecilia. Che squadrone di fenomeni ;)

Su segnalazione di Piergiovanni, che ringrazio, aggiungo l'intervista di Alex Zanardi all'arrivo. Sullo sfondo una pallina azzurra e verde che arriva felice.

Leo all'arrivo




giovedì 20 settembre 2012

Verso Venezia - settimana 6

Settimana, la scorsa, di molto volume nella tabella proposta da Roberto Albanesi nel suo sito.
Due le sedute "specifiche": una caratterizzata da variazioni di ritmo, alternando 2 km a 4'05'' a 1 km a 4'40'' per 4 volte, ed un lungo nel fine settimana con ritmi prossimi a quelli tipici dei lunghissimi proposti dall'ingegnere. Nel mezzo quasi 60 km di fondo lento.
Sicuramente la seduta che incuteva più timore era il lungo di 28 km a ritmo gara +10'' seguito alla sera, dopo un pasto ipoglucidico, da 8 km di fondo lento. Considerata la stanchezza avvertita negli ultimi 4 km al mattino ero abbastanza preoccupato. In realtà gli 8 km serali sono stati di una facilità sorprendente e addirittura ho dovuto frenarmi ben sapendo che il mattino dopo il fondo lento sarebbe stato più faticoso. Devo dire che le variazioni di ritmo del mercoledì si sono rivelate più ostiche del previsto, probabilmente a causa della stanchezza accumulata il giorno prima in un fondo lento di 20 chilometri.

Chiudo la settimana con 116 km (di cui 10 tra risc e def) che costituisce, per me, un record.

La settimana corrente si chiude invece con il primo lunghissimo alla Tergat (copyright R.Albanesi).
Farò sapere. Se non mi sentite dite a mia moglie che le voglio bene ;-)

lunedì 10 settembre 2012

Verso Venezia - Settimana 5 & ator dal tor di Buri 2012

Settimana di "alleggerimento" del carico finalizzata ad una gara nel fine settimana.
Come detto nel precedente post, lunedì pago la fatica domenicale e riposo.
Martedì seduta di fondo lento con acceleratina finale per un totale di 21 km, non proprio brillante.
Mercoledì fondo medio di 14 km, cominciato con gambe di legno (adesso torno a casa) ma chiuso brillantemente con una media di 4'12'' (su un prefissato di 4'10'') e con un certo margine. Giovedì ancora fondo lento di 16 km e venerdì 10 km per muovere la gamba.
Domenica mattina dalle 10 alle 11 corro l'ora a Buttrio dove realizzo la peggior prestazione degli ultimi due anni. Colpa di che? Bho. Fino alla mezz'ora sono andato sciolto attorno ai 4 al km, poi la magia è finita e, pur calando relativamente poco, ho sofferto soprattutto sui brevi strappi che non riuscivo a recuperare velocemente. Va detto che non avevo la testa sulla gara tanto che ho raramente guardato il cronometro e solo al minuto 52 mi sono reso conto che ormai i 15 km erano un miraggio. Chiudo con un modesto 14,7 e spiccioli che, se dal lato numerico non mi soddisfa, mi dice qualcosa: lo stato di forma è ancora molto lontano e, per uno come me che è sempre in anticipo ed arriva alla gara già in calo, è un gran bene. E poi, come dice Luca, "quando ti trovi ingolfato succede sempre un buon progresso, sempre!".

Mi permetto una lieve digressione per due motivi: uno è serio, uno più "leggero".

La testa non ce l'avevo sulla gara (non che questo abbia più di tanto inficiato il risultato) perché all'orizzonte si profilano cambiamenti nella mia vita piuttosto profondi ed il giorno successivo avrei dovuto dare una delusione ad una persona che ha investito su di me negli ultimi 3 anni. E questo mi preoccupava. (per i curiosi: non mi separo e Laura non è di nuovo incinta).

Secondo: sia che la vostra vita di coppia vi soddisfi dal punto di vista sessuale, sia che stia attraversando un momento di stanchezza, vi consiglio di regalare a vostra moglie il libro "50 sfumature di grigio". Ora, non so bene di cosa parli e poco me ne importa, però gli effetti sono piuttosto sorprendenti.
Provare per credere!

mercoledì 5 settembre 2012

Verso Venezia - Settimana 4

La quarta settimana di preparazione alla mia prima Venice Marathon mi ha portato per la prima volta in questo periodo ad un chilometraggio a tre cifre.

Dopo i 28 km di sabato con conclusione non proprio brillante e una corsa rigenerante la domenica, lunedì nuovamente fondo lento di 15 km con gambe ancora legate. Martedì però le sensazioni sono nettamente migliori. Mentre la sveglia tra le 5.30 e le 6 è digerita (tranne quando la sera prima facciamo tardi o quando Cecilia decide che non è il caso di dormire per più di 3 ore filate), la prima mezz'ora di corsa all'alba è sempre faticosa. Con questa premessa le 4 prove sui 3k con recupero al ritmo della corsa lenta vanno via senza troppi problemi. In pratica rispetto a 3 settimane fa sono riuscito a correre una prova in più con un indice di sforzo di 8 anziché di 10. Bene! Ma la settimana richiede cautela e l'ottimismo lo metto da parte per ottobre. Infatti mercoledì fatico per 12 km di fondo lento con timida progressione finale e giovedì devo mettercela tutta per una seduta che, sulla carta, sembrava facile: 10 km di medio. Venerdì finalmente il meteo è dalla parte del runner e quasi 15k di fondo lento filano via con gran facilità, sarà anche per la prospettiva del riposo del sabato dopo 7 giorni consecutivi di allenamenti.
Purtroppo le mie speranze di un sabato tranquillo si infrangono contro l'impellente necessità di arredare la stanza guardaroba con un fantastico broder e completare il bagno del piano di sotto con il mobile Lillagen (o roba così). In conclusione: spedizione all'Ikea (di sabato!), armato di carta di credito e tanta pazienza. Tanto per dire quanto sono bravi a loro vendere (o quanto polli siamo noi): broder fuori produzione e Lillagen non disponibile, ma siamo usciti comunque con 120 euro di minchiaglierie!
Domenica mattina me la prendo comoda e parto alle sette. Prendo la strada del Preval e tento di godermi il primo vero lunghissimo. Parto con calma e passo Lucinico, Gradiscutta (rampa), Giasbana (rampa), zona La Subida (rampa), bosco di Plessiva (rampona+salitina per un paio di k), per poi riservarmi la pianura per gli ultimi 12 k (Brazzano-Cormons-Boatina-Moraro). Bene fino al km 28, poi ho dovuto spingere e soffrire un po', forse a causa dell'eccesso di confidenza con una giornata coperta che mi ha indotto a scegliere un giro lontano dai soliti cimiteri e quindi dai rifornimenti idrici. In compenso ho sfiorato un numero imprecisato di più o meno famose aziende vinicole e agricole della zona, ma questo poco ha giovato al mio stato di idratazione. Chiudo 33 km ad una media di 4'40'', un pelo più stanco di quanto avrei desiderato. Clima migliore rispetto ai 28 k del sabato precedente, percorso decisamente meno scorrevole. Andatura identica.
Settimana chiusa con 114 km totali (compresi risc e def) che lunedì ha presentato il conto (una stanchezza potente che mi ha costretto ad un lungo e gustoso pisolino pomeridiano).
Segnalo ripetuti mugugni da parte della coniuge per il fatto che al risveglio non sono lì a farle le coccole. Dice che comincia ad odiare la preparazione alla maratona. E mancano ancora 7 settimane!

mercoledì 29 agosto 2012

Verso Venezia - settimana 3

Archiviata una mezza corsa con buon margine almeno fino al 15 km, lunedì mattina 9 km rigeneranti con gambe abbastanza appesantite. Martedì seduta inedita per me: 5k a 4'08'' + 4' da fermo seguiti da 8x500 in 1'50'' con recupero 1'30'' sempre da fermo. Prove corse in facilità con qualche fastidio da acido lattico nelle ultime due. Mercoledì 16k con progressione finale un po' difficoltosa e giovedì 3x5k a 4'12'' recupero 1k a 4'35''. Seduta corsa con un vento molto fastidioso ma terminata in buona efficienza per un totale di 22 km compresi riscaldamento e defaticamento. Venerdì il riposo che precede  il primo quasi-lunghissimo: 28k corsi, per necessità di riposo (a letto alle due dopo cena con amici), dalle 9 alle 11 con tanto caldo e tanta testa. Rifornimento idrico ogni 4 km attaccato ai rubinetti dei numerosi cimiteri dei dintorni. Difficoltosa la piccola progressione finale a ritmo maratona. Media finale 4'42'' che, considerato il clima, mi soddisfa pienamente. Concludo domenica dopo una festa di matrimonio finita "in bellezza" alle 3 (macchina in parcheggio per tutta la notte con portafoglio sul tetto, ritrovato al mattino) con 11k facili. Totale settimana: circa 96 km.
Dopo Klagenfurt ho cominciato ad usare le Vomero 7 senza alcun fastidio rispetto al modello precedente. Purtroppo questo paio non arriverà alla maratona.
Al momento reggo la preparazione ed i chilometraggi, bisognerà vedere sul lungo termine. Segnalo solo qualche vago e transitorio fastidio all'area anteriore delle ginocchia in fase di riscaldamento che poi scompare nel corso della seduta e non si ripresenta a riposo.
La settimana corrente presenta due sedute specifiche e si conclude con il lunghissimo di 32 km con un chilometraggio complessivo, nelle intenzioni, in crescita rispetto alle precedenti.

martedì 21 agosto 2012

Verso Venezia - Settimana 1 e 2

Terminato un periodo davvero faticoso al lavoro causa carenza di organico, mi ero ripromesso di valutare seriamente l'opportunità di trasferire la mia iscrizione alla Venice Marathon 2012 al 2013. In pratica mi ero dato tempo 2 settimane dal 5 agosto per verificare se fossi stato in grado di impegnarmi seriamente nella preparazione di una maratona.

Settimana 1:
Non parte sotto i migliori auspici la prima settimana di preparazione. Sono costretto a stare fermo il lunedì e cominciare il martedì con una seduta di fondo lento con progressione finale per un totale di quasi 16 km. Mercoledì poi era il momento di una seduta che si rivelerà più tosta del previsto: 3x3000 a 4'05'' con recupero 1000 a 4'35''. Eccedo un po' nelle prove e chiudo affaticato con una media di 4'01'' al km nelle prove e 4'30'' nei recuperi. Decido di riposare il giorno successivo per non eccedere nel carico dopo due mesi di chilometraggi settimanali attorno ai 55 km. Venerdì nuovamente 17 km di fondo lento con chiusura in progressione davvero facile. Sabato e domenica sono impegnato in un addio al celibato in montagna che, facendomi totalizzare circa 6 ore di sonno totale in due notti mi induce a non correre. La prima settimana termina con sole tre sedute ed un chilometraggio totale di circa 48 km. Un po' scoraggiante.

Settimana 2:
Anche questa settimana comincia male. Esco lunedì alle tre del pomeriggio per un fondo lento che avrebbe dovuto essere di 24 km, ma al km 8 giro il sedere e torno a casa, affaticato, assetato, ma non particolarmente demoralizzato. Avrei potuto portare a termine, pur con grande fatica, tutta la seduta, ma ho preferito conservare le energie per la settimana. Inoltre avevo già corso 24 km due settimane prima, distanza che quindi avevo nelle gambe senza problemi, in condizioni un po' più "fisiologiche".
Martedì mattina 8 km facili cin sensazioni nettamente migliori. Mercoledì 10x1000 a 3'56, con recupero 400 metri a 4'35'' al km. Anche stavolta esagero un po' con l'andatura nelle prove e per finire la seduta sono costretto a rallentare, seppur di poco, nel recupero delle ultime tre ripetute. Seduta di complessivi 18,5 km. Giovedì corsa in progressione di 16 km con discrete sensazioni e venerdì fondo lento di 12 con gambe non brillanti ma comunque capaci di un po' di vivacità nel finale. Sabato riposo e trasferimento a Klagenfurt. Domenica la mezza maratona (sempre ottimamente organizzata) più bella della Carinzia che ho condotto con pazienza fino al km 15 a 4'23'' (poco più veloce del ritmo maratona) per poi mollare le gambe negli ultimi 6 km, non scorrevolissimi, ad un ritmo di 4'00'' al km non proprio spontaneo ma nemmeno eccessivamente difficoltoso. Chiudo poco sotto l'ora e 30, meglio che da programma, ma soprattutto senza indolenzimenti.
Settimana iniziata male e chiusa bene per un totale di quasi 95 km, senza particolari problemi. Adesso si comincia a ragionare e Venezia sembra possibile.

A breve racconto sintetico del fine settimana austriaco.
A tutti buone corse!

mercoledì 27 ottobre 2010

The others

La maratona. Viverla. Anche stando dall'altra parte delle transenne. Per un giorno sono stato "il pubblico", "la gente". Non quelli che corrono, ma "gli altri". Alla fine ne avevo le palle piene. La giornata è iniziata alla 5.20 e sono riuscito ad entrare in casa, dopo aver recuperato Leo dalla nonna, alle 18.30. Ero stanco e nervoso. Stanco per il poco dormire. Nervoso per la giornata podisticamente improduttiva. Mi sentivo come un animale in gabbia, stretto tra il desiderio di stare con mio figlio, il bisogno, la necessità di mettere i piedi nelle wavw precision 11 e il timore di non saper vincere la paura di fare fatica.
La scorsa settimana è stata una settimana strana. IT200, attualmente la seduta che soffro di più. Sono sempre stato lento. Alle medie vincevo i 1200 o i 1600 solo perché ero l'unico che aveva voglia di soffrire, mentre sugli 80 metri le prendevo da tanti. E l'allenamento su distanze sempre sopra i 10.000 ha aggravato il difetto. Putroppo, dalle nostre parti, gare sotto i 7 km è difficile trovarne. Giovedì una corsa in progressione sui 10 km. Poi quasi più niente. Praticamente dimezzati i km settimanali rispetto alle 6 settimane precedenti. Fermo sabato e fermo domenica, mi sono fatto assalire dall'inquietudine, dal timore, infondato, di buttare via il lavoro fatto. E davanti avevo un medio di 1 ora che temevo particolarmente e che la volta precedente mi aveva fatto male. Col senno di poi è stato un bene che sia stato fermo due giorni dopo una CLR. Lunedì mi sono scagliato contro la bora con cattiveria e ho trasformato il medio in un test a ritmo gara.
Chi ha letto "A perdifiato" di Mauro Covacich sa cosa intende lui quando scrive "si sta andando". Dice che quando senti il vento sulla faccia, l'asfalto corre sotto di te, i moscerini che si appicicano al volto, vuol dire "che stai andando". Domenica, mentre ero sul treno, lungo il ponte della libertà, ho visto Migidio correre. Ho seguito un uomo correre a 3'10'' al km. Ho visto i piedi planare sull'asfalto e rimbalzare rimanendo indietro perchè intanto il bacino era già due metri avanti, ho visto quanto deve durare un appoggio e le mani afferrare l'aria e ad essa appigliarsi per aumentare la progressione in avanti. Ho visto la differenza tra correre e tapasciare, tra spingere e trascinare, tra "calpestare" e "sfiorare", tra celere e tardo. I miei piedi sono miccette umide, mi guardo correre e sembro seduto sul cesso, con le ginocchia che non avanzano, i piedi che si incollano alla strada, il culo basso e arretrato. Sembro Willy coyote quando i razzi sui pattini si accendono e il tronco resta indietro. Mi sono sentito un bambino di 5 anni, che scarabocchia casette su fogli di carta, in visita al museo di Van Gogh.
In riva degli schiavoni mi sono arrampicato alla ringhiera dell'ultimo ponte. Chi arrivava in cima vedeva il traguardo, per la prima volta dopo 42 km, lì, a 195 metri. Sono stato lì ad aspettare prima mio fratello, poi Max. E intanto un bravo a tutti e dai che è finita, dai che è fatta. Ragazzi non mollate, un cinque a tutte le mani sudate ed appicicaticce.
Tanti, tanti, in cima al ponte strizzavano forte gli occhi e il mento tremava e le labbra si stiravano in una linea che avrebbe voluto esplodere in un espirio e in un singhiozzo. E io avrei voluto dire loro di lasciarle andare quelle lacrime, di lasciarle uscire e lasciarsi bagnare le guance. Di sfogare la gioia di essere arrivati lì con le proprie forze. Che se la meritavano quell'emozione. Ma mi sentivo così vicino che la voce non mi usciva ma mi si chiudeva la gola e appannava la vista.
Che roba!
Io non le lascio mai andare quelle lacrime anche se il singhiozzetto mi è venuto dopo Vienna, con Leo in braccio e dopo la Traslaval, per il sollievo e il panorama stratosferico. Non lo so, forse la prossima volta ce la farò. Quando càpita a me, lo sento come uno sfogo un po' isterico e me ne vergogno, così me lo tengo dentro. Mi sentirei così patetico, eppure non giudico patetico chi si commuove al traguardo.
Però... qualche anno fa, al termine della sua prima maratona, Mauro è scoppiato in un pianto dirotto. Io, che forse non avevo mai corso più di un'ora, invece di starmene zitto, non capendo ciò che stava succedendo, gli ho chiesto "Cosa c'è? Sei stanco o sei felice?". E lui mi ha detto il numero minimo di parole che esprimesse compiutamente il concetto: "Tutte e due".
Distrutto ma felice. E' forse questa la miscela esplosiva che crea il vuoto nel torace e chiude la glottide e fa uscire dalla gola di ragazzoni sfigurati, allampanati signori di mezza età, donne inzuppate di sudore e pioggia, quel suono che ci riporta al primo secondo di vita, quando questa ci ha pervaso il corpo con la prima, dolorosa e stupenda, boccata d'aria.