Titolo quasi perfetto, se non fosse che l'impresa difficile non è stata coronata dal massimo successo.
Mi riferisco a questa settimana in cui ho infilato un rarissimo 7 su 7 (7 uscite in 7 giorni). E pensare che è cominciata con lunedì, smontante notte, stimbrando 19 ore e 40 alle 9 del mattino. Il Medio è stato una vera sofferenza, corso senza aver riposato per non dover uscire a temperature sahariane. Martedì e Mercoledì sono stati due giorni di discreta grazia, con un rigenerante di poco più di 8 km ed un lento di 14 senza sensazioni di eccessivo affaticamento anche grazie alla temperatura mattutina. Giovedì non si sono presentate le migliori condizioni per correre un 7x1000: notte interrotta da una crisi di pianto di Leonardo durata quasi un'ora, mattinata di guardia, uscita alle 18 a Grado in pieno sole e sulla ciclabile dove ho trovato segnati 700 metri e poi più nulla. Da vero pivello ho esagerato nelle prime, "tracollando" a 3'57'' nell'ultima ripetuta. Poi ancora rigenerante (8,5 km) e CL 13 km, sempre nella canicola pomeridiana per raggiunti limiti di stanchezza al suono della sveglia. Oggi, di nuovo di guardia per 11 ore, ho strappato al materasso 100' minuti di sonno per un LL in progressione caratterizzato da due eventi: primi 10 km corsi con Elena Simsig della nazionale di 100 km. Ultimi 11 km in progressione (5,5 a 4'35'', 5,5 a 4'15'') con benzina agli sgoccioli.
98 km in 7 giorni, credo mai corsi se non in rarissime occasioni nel corso di preparazione di martatona, ma con un lunghissimo ben oltre i 30.
Non so se è sprecata, ma sicuramente è fatica. Le ultime tre uscite le ho finite sui quadricipiti e hai voglia a dar la colpa al caldo...
La prossima settimana si scarica un po', con un solo "semicarico" giovedì, in vista del quarto di maratona di Velden, da correre sotto i 3'50'', percorso permettendo.
E intanto tra un esercizio di stretching ed un altro ascolto Saetta McQueen che fa training autogeno prima della gara... " Velocità...". Fa bene a me e distrae per qualche minuto Leonardo.
A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
domenica 14 agosto 2011
domenica 24 luglio 2011
5 miglia di Torviscosa
Ieri sera si è svolta la più bella gara a cui abbia mai preso parte. Magari questo non fa molto testo, non essendo io un "garomane", ma vi assicuro che il prezzo, non trascurabile (per me 18 euro e spiccioli compreso il tesserino FIDAL giornaliero), genera delle attese che non restano deluse.
Il paesaggio è strano. Torviscosa fa impressione specie di notte. Il suo assetto viario è inequivocabilmente evocativo della razionalità imposta dall'idea di autarchia fascista, così come l'aspetto severo degli edifici permette con difficoltà la distinzione tra abitazioni e fabbriche come quella deputata alla produzione di cellulosa attorno alla quale nel Ventennio è sorto il piccolo comune.In questo scenario suggestivo è risorta la 5 miglia, alla sua quinta edizione.
Da subito si capisce che l'organizzazione ha fatto le cose in grande. Il palco all'arrivo è una macchia di luce e colore, il ritiro dei pettorali è rapido, i volontari sono gentili e friulanamente simpatici, c'è un bar dietro al quale si alza una nuvoletta di fumo che porta profumo di salsiccia arrostita, una grande struttura permette di ripararsi dalla pioggia ed un gruppo musicale ci fa compagnia con vari pezzi che fanno venire voglia di muovere le gambe ed anche qualcos'altro. Purtroppo la festa è rovinata dalla pioggia e dalla temperatura non propriamente estiva, che non ci permetteranno di godere, dopo la corsa, del bagno in piscina.
Come al solito sono lì in largo anticipo, cosa che mi da la possibilità di scambiare qualche parola con l'amico Max, presente grazie all'apertura improvvista di un piccolo asilo nido gestito da Laura che ha accolto il piccolo Emanuele.
Non sarebbero state necessarie le anticipazioni di alcuni amici circa il parterre dei partenti per rendersi conto che c'è quasi tutto il gotha podistico regionale, con l'aggiunta di qualche illustro ospite.
Nonostante gli sprint in salita della mattina precendente, forse grazie ai 10 allunghi finali, in riscaldamento le gambe corrono agili e non danno sintomi di pesantezza.
La linea di partenza è piuttosto lunga e ci disponiamo, qualche minuto dopo la partenza delle donne, sotto lo striscione. Nonostante sia in quinta fila allo sparo vengo sommerso da una folla di runner animati dal sacro fuoco della competizione, per la gran parte presto sopito da una bella innaffiatura di metaboliti anaerobici.
Qualche centinaio di metri dopo lo start mi accorgo di avere vicino Daniele che oggi ha discrete possibilità di arrivarmi davanti. Corre ad un ritmo che per me è accettabile: 3'51'' primo km. Mi accodo a lui e cerco di ascoltare le sensazioni che provengono da sotto la cintura (intendo dalle gambe). Sono comodo, molto comodo. Troppo comodo, ed infatti passo al km 2 in 3'59''. Che pirla! Al giro due il percorso cambia un po' e ci ritroviamo a fare una breve escursione sull'asfalto di un parco con rientro sulla via principale attraverso un bypass angolato e ripido che si supera con un paio di falcate. Km 3: 3'54''. Sto bene, ma l'andatura non va mica bene... Si rientra in zona arrivo per il secondo lap: km 4: 3'55''. Niente. Sto proprio dormendo. Sto bene di gambe e di fiato, ma è come se avessi paura di finire la benzina anzitempo. Però sono a metà gara ed è ora di sudare un po': km 5 e 6: 3'52'' e 3'52''. Comincia il quarto ed ultimo giro e finalmente decido che è ora di soffrire (troppo tardi, ma cosa aveva dentro il gelato di oggi pomeriggio, alotano?): km 7: 3'47''. Uh-uh la gamba gira e il piede fa grip anche sullo sterrato. Volata finale a tutta, con gamba ancora reattiva: 3'52'' per gli ultimi 1050 metri.
Dopo 15'' ho recuperato il fiato. Sono partito troppo cauto, come al solito, aggiunge Piergiovanni, che mi è arrivato davanti 20'' partendo come uno smidollato (da tanto non usavo questo aggettivo da telefilm e finalmente ne ho l'occasione) a 3'25''. Devo trovare il giusto chimerismo tra il mio controllo e la sua esuberanza.
Passo medio 3'53''/km. Mi faccio una pernacchia da solo. Ho corso così venti giorni fa 12 km. Per dare l'idea del livello della gente: 31'04'' sulle 5 miglia mi sono valsi il 55° posto. Ziugghèn! Mi sono divertito come un bambino!
Gli altri:
Piergiovanni: smidollato (e due!), però alla fine ha ragione lui. Sempre un grande! Gebre.
Luca: bravo-bravissimo. 4'22'' di media. Dai che quest'anno diamo una botta al PB in mezza! Gneur!
Max: riscaldamento a ritmi elevati, forse troppo, sulle ali dell'entusiasmo cede all'ultimo giro finendo deluso. Dai, a Buttrio ti riscatterai! Leone, un po' rauco.
Daniele: cavallo pazzo mi lascia andare via dopo il primo km per poi rimanere a distanza e chiudere con 15'' di distacco. Non ho ancora capito se mi ha mollato per darmi l'ultima soddisfazione o per risparmiare in vista della salita del giorno dopo. Inarrestabile.
Vincono Scaini e Incerti. Quelli che corrono.
martedì 19 luglio 2011
Biverone 2 luglio 2011
L'amico Alberto organizza da tre anni una bella non-non-competitiva (sic) all'ombra (si fa per dire) dell'argine del fiume Livenza, in una zona dove non manca la concorrenza di altre manifestazioni anche in paesi limitrofi.
Va da sè che la partecipazione non è mai esagerata e le gare si fanno interessanti, in termini di piazzamenti, anche per noi tapascioni, non tanto per merito, quanto per l'effetto "diluizione" che la concomitanza di tante garette ha sulla presenza di podisti forti.
Prima nota positiva: con 5 euro ti porti a casa iscrizione e un bel salame. E già questo vale la strada percorsa in un pomeriggio di sabato, sempre delicato sulla A4 (che è un'autostrada, non una scarpa).
C'è anche Matteo, in rapida ripresa dopo un lungo infortunio agli ischiocrurali (così pensiamo entrambi), con il quale mi scaldo per qualche chilometro. Alla partenza mi guardo intorno e di belle gambe ne vedo un certo numero, che diviso due fa certamente più di 5, posizione limite per il premio in natura.
Distanza dichiarata 12, corretta a circa 11 per una deviazione, ma il Garmin dirà 10,860.
Prontivia. Sono quarto, ma manca il favorito, che mi passa e se ne va. Con lui la punta di diamante della squadra "Aggredire". Il favorito l'avevo visto ad una staffetta 6x1 ora sul fango di Marinella lo scorso settembre. Aveva corso 15.5 km buona parte dei quali a piedi scalzi. Hai presente quelli che ti fanno venire il nervoso tanto sono elastici e belli da vedere mentre corrono? Ecco. Io rimango in un gruppetto di 3, dopo che qualche adolescente avventato è annegato nell'acido lattico dopo i primi cinque minuti di gara. Facciamo le presentazioni di rito e sull'asfalto si va sul filo dei 3'50''. Io comincio ad andare un po' in affanno appena comincia lo sterrato. La strada è di ghiaia su fondo duro e le punte mi scivolano indietro mancando il grip utile alla spinta di avampiede, così avanzo più di coscia che di polpaccio e spendo di più. Andiamo avanti insieme fino al quinto km quando, dopo il ristoro, in un breve tratto di asfalto, uno dei due compagni di corsa allunga. Io so di essere al limite e soprattutto so che è uno che in maratona mi da venti minuti, e quindi me ne sto buono. Resta con me Tiziano, che da un po' si lamenta di non farcela. Su un'altra zona di prato sconnesso la velocità cala e ci avviciniamo ai 4' al km, ma poi torna lo sterrato duro e regolare che permette di rifiatare. Emergiamo dai campi e dopo una esse su asfalto Tiziano da i primi segni di vero cedimento. Io però non posso permettermi fughe. Lui mi incita ad andare ma io gli dico "Sono a tavoletta" ed è la verità. Attorno al km 8, in corrispondenza di una curva secca a sinistra, mi piego come Valentino Rossi e spingo con i piedi per non rallentare ed affrontare la successiva lieve discesa già in accelerazione. E' qui che capisco di aver fatto un piccolo gap e ne approfitto. Non mi volto mai a guardare indietro, anche perché so che se arriva qualcuno non ho la forza per reagire. Guardo il crono solo al km 10 e segna 39'16'', solo 21'' in più di Brescia, dove il fondo non presentava difficoltà. Chiudo in 42'10'' al quarto posto. Podio ad un minuto. Arriva Tiziano, stanco, forse un po' rabbuiato, ma poi passa a complimentarsi. Poco dopo arriva Matteo, in bella spinta, sicuramente a tutta, undicesimo.
Guadagno un altro salame che scarico, insieme al fratello gemello, ai miei genitori che vado a trovare qualche ora dopo.
Se è vero che non si valuta il valore di un atleta solo dai risultati (quasi tutti altrimenti dovremmo trovare migliori passatempi) è vero anche che un piazzamento solleva un po' il morale.
Complimenti ad Alberto per l'organizzazione e per il bel clima familiare che è stato capace di creare senza però trascurare alcuni importanti dettagli quali il presidio degli incroci e le segnalazioni chilometriche. Bello anche il percorso, vario e mai noioso.
Va da sè che la partecipazione non è mai esagerata e le gare si fanno interessanti, in termini di piazzamenti, anche per noi tapascioni, non tanto per merito, quanto per l'effetto "diluizione" che la concomitanza di tante garette ha sulla presenza di podisti forti.
Prima nota positiva: con 5 euro ti porti a casa iscrizione e un bel salame. E già questo vale la strada percorsa in un pomeriggio di sabato, sempre delicato sulla A4 (che è un'autostrada, non una scarpa).
C'è anche Matteo, in rapida ripresa dopo un lungo infortunio agli ischiocrurali (così pensiamo entrambi), con il quale mi scaldo per qualche chilometro. Alla partenza mi guardo intorno e di belle gambe ne vedo un certo numero, che diviso due fa certamente più di 5, posizione limite per il premio in natura.
Distanza dichiarata 12, corretta a circa 11 per una deviazione, ma il Garmin dirà 10,860.
Prontivia. Sono quarto, ma manca il favorito, che mi passa e se ne va. Con lui la punta di diamante della squadra "Aggredire". Il favorito l'avevo visto ad una staffetta 6x1 ora sul fango di Marinella lo scorso settembre. Aveva corso 15.5 km buona parte dei quali a piedi scalzi. Hai presente quelli che ti fanno venire il nervoso tanto sono elastici e belli da vedere mentre corrono? Ecco. Io rimango in un gruppetto di 3, dopo che qualche adolescente avventato è annegato nell'acido lattico dopo i primi cinque minuti di gara. Facciamo le presentazioni di rito e sull'asfalto si va sul filo dei 3'50''. Io comincio ad andare un po' in affanno appena comincia lo sterrato. La strada è di ghiaia su fondo duro e le punte mi scivolano indietro mancando il grip utile alla spinta di avampiede, così avanzo più di coscia che di polpaccio e spendo di più. Andiamo avanti insieme fino al quinto km quando, dopo il ristoro, in un breve tratto di asfalto, uno dei due compagni di corsa allunga. Io so di essere al limite e soprattutto so che è uno che in maratona mi da venti minuti, e quindi me ne sto buono. Resta con me Tiziano, che da un po' si lamenta di non farcela. Su un'altra zona di prato sconnesso la velocità cala e ci avviciniamo ai 4' al km, ma poi torna lo sterrato duro e regolare che permette di rifiatare. Emergiamo dai campi e dopo una esse su asfalto Tiziano da i primi segni di vero cedimento. Io però non posso permettermi fughe. Lui mi incita ad andare ma io gli dico "Sono a tavoletta" ed è la verità. Attorno al km 8, in corrispondenza di una curva secca a sinistra, mi piego come Valentino Rossi e spingo con i piedi per non rallentare ed affrontare la successiva lieve discesa già in accelerazione. E' qui che capisco di aver fatto un piccolo gap e ne approfitto. Non mi volto mai a guardare indietro, anche perché so che se arriva qualcuno non ho la forza per reagire. Guardo il crono solo al km 10 e segna 39'16'', solo 21'' in più di Brescia, dove il fondo non presentava difficoltà. Chiudo in 42'10'' al quarto posto. Podio ad un minuto. Arriva Tiziano, stanco, forse un po' rabbuiato, ma poi passa a complimentarsi. Poco dopo arriva Matteo, in bella spinta, sicuramente a tutta, undicesimo.
Guadagno un altro salame che scarico, insieme al fratello gemello, ai miei genitori che vado a trovare qualche ora dopo.
Se è vero che non si valuta il valore di un atleta solo dai risultati (quasi tutti altrimenti dovremmo trovare migliori passatempi) è vero anche che un piazzamento solleva un po' il morale.
Complimenti ad Alberto per l'organizzazione e per il bel clima familiare che è stato capace di creare senza però trascurare alcuni importanti dettagli quali il presidio degli incroci e le segnalazioni chilometriche. Bello anche il percorso, vario e mai noioso.
venerdì 17 giugno 2011
24x1 ora di Fagagna 2011. PB amaro.
Secondo tentativo di commentare la gara di domenica mattina, dopo che il precedente se l'è inghiottito il PC due notti fa.
E secondo obiettivo fallito in questa stagione: dopo Trieste anche la bella pista di Fagagna mi vede deludere le previsioni, anche se di soli 85 metri.
In effetti già nelle sedute di fine maggio avevo ravvisato un rallentamento di 5''-7'' al km. Poi, a cavallo del fine settimana precedente la staffetta, Leonardo ha pensato bene di "rastrellare" dall'asilo una miliardata di Herpes virus e di scaricarmela addosso. Dopo tre giorni di febbre sono comparse dolorosissime lesioni del cavo orale che mi hanno costretto a ricotta e gelato per alcuni giorni. Il lento di lunedì è stato un calvario, martedì era l'ultima possibilità di testarmi sul ritmo gara, ma un violento nubifragio con grandine ha interrotto un chilometro prima la seduta di corto veloce, che comunque avevo condotto in modo non brillante a 4'03'' al km. Poi sono stato meglio, anche se non "al meglio".
Domenica mattina a Fagagna c'era un bel fresco, umido ma ventilato. Arrivare in pista alle cinque, con il cielo tinto dal sorgere del sole è stata una bella emozione. Abbassare l'asticella non avrebbe avuto senso e poi, anche ad esagerare un po', in una gara realtivamente corta è difficile che schianto.
Decido solo di partire cauto, concedendomi una ventina di secondi nei primi 5 giri. Mi acquatto dietro al pettorale numero 1, che corre per la squadra che ci è davanti, giusto per vedere cosa fa. Verso il quinto giro comincia a mettersi sui 100'' e allora capisco che qualcosa recupererò. Mi metto fisso a 1'36'' a giro, che non mi viene proprio spontaneo. Durante i primi giri riesco a capire di essere nono, poi, con i doppiati, comincio a perdere il conto. Alla mezz'ora lo speaker mi nomina come quinto e penso che sto bene e che forse , se vedo il quarto, posso provarci. Ma non so dov'è e non sono riuscito a cogliere a quanto viene data la sua proiezione visto che la voce è portata via dal vento. Dopo poco lo individuo e in alcuni giri chiudo il gap che ci separa. Mi rendo conto però che corre ancora bene mentre io sto scadendo. Infatti dal minuto 45 circa lui mette una piccola progressione e io una piccola regressione. Il resto è sofferenza. Non ho cali considerevoli (non perdo mai più di 1-2 secondi a giro), ma nemmeno riesco a recuperare quei venti secondi che mi sono giocato all'inizio. Chiudo con 14915 metri, quinto di una batteria dai riscontri molto modesti (il primo mi raggiunge al minuto 59 e 55'', percorrendo 400 metri più di me).
La squadra chiude terza, miglior risultato di sempre. Le prime due sono inarrivabili.
Note:
- Sempre una gara bella, ben organizzata, con i volontari gentilissimi. Purtroppo 75 squadre rendono difficile seguire la traiettoria "ideale".
- Mio fratello Mauro sta lentamente tornando in forma. Ha chiuso con 13600, facile. A Buttrio a settembre mi aspetto di vederlo oltre i 14. Ho notato che finalmente sta mettendo cosce e questo lo aiuterà su distanze in cui ancora non ha dato il meglio (dalla mezza in giù).
- Impressionato dallo stile di corsa e dall'efficienza di Daniele. A parte i 3 km in più dell'anno scorso, ho visto una bella progressione, sempre composta. Mi sa che con Buttrio si dovrà cercare un competitor diverso dal Turchetto.
PS: mi scuso con chi ha commentato il post precedente, ma ho problemi ad inserire la risposta ai vostri riscontri. Spero di risolverli al più presto.
martedì 7 giugno 2011
In sintesi
Poche parole. Giusto per rassicurare i parenti che non sono morto e gli amici che non sono scappato con i soldi.
- Raccolti 1166,06 euro
- Obiettivo "di minima" (3h10') fallito alla maratona di Trieste (3h11' e spiccioli)
- Forma a picco la scorsa settimana
- Virosi bastarda da giovedì scorso che ancora tiene duro e renderà difficile i 15 km nell'ora di Fagagna domenica 12 all'alba. Oggi sono uscito per 14 km di CL e ho fatto la fatica di un medio.
Tre su quattro sono brutte notizie.
Cosa è successo a Trieste?
Nulla che non fosse previsto. Pur "reso edotto" delle difficoltà del percorso, mi sono schiantato al "bivio", sede della paletta del 35° km. Fino al km 19 sono andato via facile mantenedo la media prestabilita senza difficoltà. Poi, dal 19° km al 25°, ho ignorato il cronometro e corso a sensazione. Ho perso circa 20'' al km e mis embrava di stare bene. Che qualcosa non andava l'ho capito dopo la fine della salita. I 4'25'' al km non mi venivano più "spontanei" e dovevo sempre forzare un po' per tenerli. Dopo un paio di km ho capito che le mie sensazioni erano in anticipo di una decina di km rispetto all'abituale e che ci sarebbe stato da piangere. La spia si è accesa al 34° e a poco è servita la discesa. Dal 35° in poi è stata pura sofferenza. Gambe di legno e, cosa mai capitata, contrattura dei polpacci con brevi ma inequivocabili crampi. L'andatura ha cominciato a calare e non c'è stato niente da fare. Gli ultimi 7 km mi sono costati 3 minuti circa. Se mai mi è venuto in mente di ritirarmi , talvolta la tentazione di camminare mi ha assalito. Ma pensare di far camminare Mauro che mi ha aspettato 4 ore al bivio nella convinzione di accompagnarmi a 4'25'' al km mi sembrava un delitto. A urla chiedeva alla folla runner della mezza di lasciarmi strada e ad ogni scarto dalla mia traiettoria i polpacci mi avvisavano che non ce n'era più. Esattamente alla paletta del 41° km ho fatto un decina di metri con le gambe a burattino e le punte dei piedi "all'insù" per alleviare un crampo corale di tutto ciò che può contrarsi sotto al ginocchio.
In piazza Unità la solita meravigliosa cornice di pubblico, stavolta con tanti amici e familiari, ma ero troppo sofferente per goderne. Leonardo, serio nel suo ruolo, mi ha accompagnato per gli ultimi 20 metri al traguardo della maratona più sofferta della mia breve carriera di podista.
Lezioni imparate:
- Bere di più nelle giornate soleggiate anche se il vento asciutto non ti fa avvertire il caldo
- Non pretendere di fare il tempone su un percorso insidioso e mai affrontato in gara
- Rispettare la maratona perché, quando pensi di averla dominata, quello è il momento in cui lei ti uccide
- Raccolti 1166,06 euro
- Obiettivo "di minima" (3h10') fallito alla maratona di Trieste (3h11' e spiccioli)
- Forma a picco la scorsa settimana
- Virosi bastarda da giovedì scorso che ancora tiene duro e renderà difficile i 15 km nell'ora di Fagagna domenica 12 all'alba. Oggi sono uscito per 14 km di CL e ho fatto la fatica di un medio.
Tre su quattro sono brutte notizie.
Cosa è successo a Trieste?
Nulla che non fosse previsto. Pur "reso edotto" delle difficoltà del percorso, mi sono schiantato al "bivio", sede della paletta del 35° km. Fino al km 19 sono andato via facile mantenedo la media prestabilita senza difficoltà. Poi, dal 19° km al 25°, ho ignorato il cronometro e corso a sensazione. Ho perso circa 20'' al km e mis embrava di stare bene. Che qualcosa non andava l'ho capito dopo la fine della salita. I 4'25'' al km non mi venivano più "spontanei" e dovevo sempre forzare un po' per tenerli. Dopo un paio di km ho capito che le mie sensazioni erano in anticipo di una decina di km rispetto all'abituale e che ci sarebbe stato da piangere. La spia si è accesa al 34° e a poco è servita la discesa. Dal 35° in poi è stata pura sofferenza. Gambe di legno e, cosa mai capitata, contrattura dei polpacci con brevi ma inequivocabili crampi. L'andatura ha cominciato a calare e non c'è stato niente da fare. Gli ultimi 7 km mi sono costati 3 minuti circa. Se mai mi è venuto in mente di ritirarmi , talvolta la tentazione di camminare mi ha assalito. Ma pensare di far camminare Mauro che mi ha aspettato 4 ore al bivio nella convinzione di accompagnarmi a 4'25'' al km mi sembrava un delitto. A urla chiedeva alla folla runner della mezza di lasciarmi strada e ad ogni scarto dalla mia traiettoria i polpacci mi avvisavano che non ce n'era più. Esattamente alla paletta del 41° km ho fatto un decina di metri con le gambe a burattino e le punte dei piedi "all'insù" per alleviare un crampo corale di tutto ciò che può contrarsi sotto al ginocchio.
In piazza Unità la solita meravigliosa cornice di pubblico, stavolta con tanti amici e familiari, ma ero troppo sofferente per goderne. Leonardo, serio nel suo ruolo, mi ha accompagnato per gli ultimi 20 metri al traguardo della maratona più sofferta della mia breve carriera di podista.
Lezioni imparate:
- Bere di più nelle giornate soleggiate anche se il vento asciutto non ti fa avvertire il caldo
- Non pretendere di fare il tempone su un percorso insidioso e mai affrontato in gara
- Rispettare la maratona perché, quando pensi di averla dominata, quello è il momento in cui lei ti uccide
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