A proposito dei miei amori
«Amo correre, è una cosa che puoi fare contando sulle tue sole forze. Sui tuoi piedi e sul coraggio dei tuoi polmoni.»
Jesse Owens
Jesse Owens
domenica 26 febbraio 2012
Il Demonio tra Roma ed Ostia
Il turco vede prevede stravede: Daniele oggi alla Roma Ostia solo come test non va sopra gli 83'. In bocca al lupo.
domenica 19 febbraio 2012
Questione di ore
A ridurla all'osso, restano 5 cose per cui vale la pena di vivere: amici, corsa, famiglia, lavoro, lettura. In puro ordine alfabetico. Se volessi stilare una classifica sulla base del tempo "libero" dedicato ad ognuna di queste cose, sarebbe questa: lavoro, famiglia, corsa, lettura, amici. Per tempo libero intendo tutto il tempo non occupato da occupazioni necessarie: cioè 37 ore di lavoro settimanale come da contratto, 49 ore di sonno, X ore da utilizzare per il disbrigo pratiche varie (uffici, banche, spesa, ordine in casa ecc ecc), 14-16 ore settimanali per nutrire e lavare il corpo.
Fino a pochi mesi fa cercavo di ridurre al minimo le ore di straordinario al lavoro (inutile dire che non vengono e non verranno mai pagate) a favore di famiglia e corsa. Ora però, con un sempre maggiore coinvolgimento nelle attività collaterali a quella di corsia (che sta diventando per il 90% routine, non noiosa, ma spesso ripetitiva), il volume di ore passate tra le mura dell'ospedale oltre alle famose 37 si sta facendo sostanzioso. E a rimetterci è tutto il resto: un po' la famiglia, un po' la corsa. La lettura è putroppo relegata in un angolino al termine della giornata in cui il sonno fa sbiadire le righe del mio kindle e ciondolare la testa. Gli amici? Vergognosamente trascurati.
Certo, è una scelta consapevole. Sedersi in cima al piccolo monticello di sicurezze acquisite in 10 anni di frequentazione della Medicina Interna è una tattica fallimentare, nel breve e nel lungo termine. Sia in termini professionali che in termini umani. Per un periodo ho coltivato l'idea di lavorare "per necessità" e di fare tutto il resto per "la gioia di farlo". E se ciò permette di evitare errori, allo stesso modo non concede la possibilità di eccellere né di crescere professionalmente. Credo che non potrei tollerare per molti anni una situazione del genere. Ecco perchè allora sto investendo tempo ed energie in varie direzioni, a scapito anche della corsa.
E' vero che ottimizzando i tempi (che per me vuol dire uscire almeno un paio di volte alla settimana alle 6.30) riesco ad allenarmi 5 giorni su 7, che però spesso diventano 4. Ed è vero che con queste frequenze di allenamento ottenere dei miglioramenti è utopico. Ma la coperta è corta. 24 ore sono 24 e sarebbero poche anche se fossero 25.
E' difficile accettare di smettere di rincorre un obiettivo "prestazionale".
Oggi mio fratello mi ha scritto di essere riuscito a correre 5k in 20' in allenamento. E' un bell'obiettivo raggiunto che lo proietta verso grandi traguardi in mezza. Credo che molti di noi podisti dalle prestazioni comuni abbiano compiuto lo stesso percorso: prima tappa: 1 ora a 5' al km. Passa un po' di tempo (a volte qualche anno) e si arriva a distanze più lunghe. Il sogno di correre la mezza sotto i 90' (4'17'' al km) deve passare attraverso il test dei 5k in 20' (4' al km). Quando la mezza scorre a 4'10'' si tenta un 10.000 in 40' (o viceversa). E, visto che sembra che migliorare all'infinito sia possibile, la tappa successiva sono i 21.1 in 84.24 (4' al km). Dove volgere la mira a questo punto? Il mio programma, dopo aver corso la mezza di Pordenone a 3'57'' al km (83'20''), era cercare di avvicinare gli 82' e di consolidare la prestazione per provare la piccola impresa in maratona: sotto le tre ore. Questi due mesi sono quelli cruciali visto che il primo tentativo lo farò alla mezza dei Dogi il 15 aprile. Ma so che devo tendere la coperta. E quando la tensione è alta il rischio di rottura non è trascurabile. E' il momento di decidere.
Fino a pochi mesi fa cercavo di ridurre al minimo le ore di straordinario al lavoro (inutile dire che non vengono e non verranno mai pagate) a favore di famiglia e corsa. Ora però, con un sempre maggiore coinvolgimento nelle attività collaterali a quella di corsia (che sta diventando per il 90% routine, non noiosa, ma spesso ripetitiva), il volume di ore passate tra le mura dell'ospedale oltre alle famose 37 si sta facendo sostanzioso. E a rimetterci è tutto il resto: un po' la famiglia, un po' la corsa. La lettura è putroppo relegata in un angolino al termine della giornata in cui il sonno fa sbiadire le righe del mio kindle e ciondolare la testa. Gli amici? Vergognosamente trascurati.
Certo, è una scelta consapevole. Sedersi in cima al piccolo monticello di sicurezze acquisite in 10 anni di frequentazione della Medicina Interna è una tattica fallimentare, nel breve e nel lungo termine. Sia in termini professionali che in termini umani. Per un periodo ho coltivato l'idea di lavorare "per necessità" e di fare tutto il resto per "la gioia di farlo". E se ciò permette di evitare errori, allo stesso modo non concede la possibilità di eccellere né di crescere professionalmente. Credo che non potrei tollerare per molti anni una situazione del genere. Ecco perchè allora sto investendo tempo ed energie in varie direzioni, a scapito anche della corsa.
E' vero che ottimizzando i tempi (che per me vuol dire uscire almeno un paio di volte alla settimana alle 6.30) riesco ad allenarmi 5 giorni su 7, che però spesso diventano 4. Ed è vero che con queste frequenze di allenamento ottenere dei miglioramenti è utopico. Ma la coperta è corta. 24 ore sono 24 e sarebbero poche anche se fossero 25.
E' difficile accettare di smettere di rincorre un obiettivo "prestazionale".
Oggi mio fratello mi ha scritto di essere riuscito a correre 5k in 20' in allenamento. E' un bell'obiettivo raggiunto che lo proietta verso grandi traguardi in mezza. Credo che molti di noi podisti dalle prestazioni comuni abbiano compiuto lo stesso percorso: prima tappa: 1 ora a 5' al km. Passa un po' di tempo (a volte qualche anno) e si arriva a distanze più lunghe. Il sogno di correre la mezza sotto i 90' (4'17'' al km) deve passare attraverso il test dei 5k in 20' (4' al km). Quando la mezza scorre a 4'10'' si tenta un 10.000 in 40' (o viceversa). E, visto che sembra che migliorare all'infinito sia possibile, la tappa successiva sono i 21.1 in 84.24 (4' al km). Dove volgere la mira a questo punto? Il mio programma, dopo aver corso la mezza di Pordenone a 3'57'' al km (83'20''), era cercare di avvicinare gli 82' e di consolidare la prestazione per provare la piccola impresa in maratona: sotto le tre ore. Questi due mesi sono quelli cruciali visto che il primo tentativo lo farò alla mezza dei Dogi il 15 aprile. Ma so che devo tendere la coperta. E quando la tensione è alta il rischio di rottura non è trascurabile. E' il momento di decidere.
domenica 12 febbraio 2012
Errata corrige
Per dare a Luca quel che è di Luca: al cross di Dobbia è andato fisso a 4'25'' e non a 4'35'' come erroneamente riportato per errore di battitura. Vai leprotto!
martedì 7 febbraio 2012
2° cross della boschetta: la sfida.
Domenica mi concedo il bis.
Il secondo cross della mia breve vita sportiva mi porta in località Dobbia di Staranzano (GO). Strano posto per un cross. La pianura ricoperta da vigne e campi arati lascia libertà al vento che spira con forza. Fa freddo anche qui, come in tutta Italia, anche se c'è un pallido sole.
Il percorso è articolato su tre giri da 2250 metri + 200 metri tra partenza e arrivo: totale 6950. Oggi corro sull'uomo e non sul crono. Daniele infatti mi ha lanciato un'amichevole sfida e io ho accettato.
La partenza è come sempre impressionante. Una marea umana mi circonda e mi sopravanza. Non servono molti metri per schiarire la fila e io mi metto del mio passo, senza forzare ma nemmeno senza risparmiarmi. Il percorso è disposto in modo da vere il vento in faccia solo per due tratti relativamante brevi, per il resto è a favore o trasversale e non particolarmente fastidioso. Nei tratti controvento cerco di mantenermi coperto, ma al primo passaggio non riesco a stare sotto a chi mi precede. Al termine del primo giro Daniele mi è davanti di un centinaio di metri. Se continua così mi doppia. Dimentico completamente il crono e mi concentro sulle mie sensazioni. All'inizio del secondo giro mi affianca e supera un runner al quale mi accodo, sperando che mi tiri almeno nel primo tratto ventilato. Così fa e nel secondo tratto duro mi metto davanti proponendogli di tirare a turno. Putroppo nel rettilino delle vigne lo perdo. Noto però che il berretto rosso di Daniele ha smesso di allontanarsi. Finisco il secondo giro con una piccola speranza di acchiapparlo. Sfrutto bene il tratto in favore di vento avvicinando un trenino di tre runner che sta rientrando su Daniele. Uno lo passo subito ma da dietro arriva veloce Nicola, che a Mariano avevo superato negli ultimi 300 metri. Manca circa un km all'arrivo e invece di accodarmi a lui resto coperto. E questo è l'errore tattico del principiante. All'uscita dal tratto ventoso Nicola supera anche Daniele che ormai è a dieci metri da me. Se si attacca, per me è finita, se cede, per me è fatta. Ma il Demonio si attacca e non solo, rilancia. Io riesco a passare ancora un atleta, Filippo, e resto dietro ad un altro, Giovanni. Daniele intanto se ne va con Nicola. Lo sprint sul rettilineo finale mi vede piantato. Filippo passa all'interno sia me che Giovanni, io resto dietro, fuorigiri. Daniele chiude in 26'32'', Nicola 26'33'', Filippo 26'38'', Giovanni 26'39'', io in 26'40'' (media 3'50''/km).
Col senno di poi, dovevo attaccarmi a Nicola, anche se probabilmente sarei arrivato morto alla volata e gli altri mi avrebbero comunque mangiato.
Mi sono divertito tanto e, nonostante il risultato dia ragione a Daniele, continuo ad essere un convinto assertore della corsa in progressione, o almeno non in calo. Ora, non so se ho accelerato io o è calato Daniele (non ho i parziali) ma vederlo avvicinarsi ad ogni curva mi ha messo il pepe al culo e questo mi è servito.
Alla grande anche Luca, a 4'35'', prossimo ritmo mezza! Gneur, alla prossima ti voglio vedere davanti ad Ivan (è lo spilungone che ti ho presentato prima del riscaldamento).
Nota irrinunciabile: stavolta la spunto io sul Poiana (il solito che sul corto mi ammazza). Arriva dietro di 70'', molto atipico per lui. Quindi: ai cross Turco-Poiana: 1-1. Mentre Turco-Demonio: 0-1.
Il secondo cross della mia breve vita sportiva mi porta in località Dobbia di Staranzano (GO). Strano posto per un cross. La pianura ricoperta da vigne e campi arati lascia libertà al vento che spira con forza. Fa freddo anche qui, come in tutta Italia, anche se c'è un pallido sole.
Il percorso è articolato su tre giri da 2250 metri + 200 metri tra partenza e arrivo: totale 6950. Oggi corro sull'uomo e non sul crono. Daniele infatti mi ha lanciato un'amichevole sfida e io ho accettato.
La partenza è come sempre impressionante. Una marea umana mi circonda e mi sopravanza. Non servono molti metri per schiarire la fila e io mi metto del mio passo, senza forzare ma nemmeno senza risparmiarmi. Il percorso è disposto in modo da vere il vento in faccia solo per due tratti relativamante brevi, per il resto è a favore o trasversale e non particolarmente fastidioso. Nei tratti controvento cerco di mantenermi coperto, ma al primo passaggio non riesco a stare sotto a chi mi precede. Al termine del primo giro Daniele mi è davanti di un centinaio di metri. Se continua così mi doppia. Dimentico completamente il crono e mi concentro sulle mie sensazioni. All'inizio del secondo giro mi affianca e supera un runner al quale mi accodo, sperando che mi tiri almeno nel primo tratto ventilato. Così fa e nel secondo tratto duro mi metto davanti proponendogli di tirare a turno. Putroppo nel rettilino delle vigne lo perdo. Noto però che il berretto rosso di Daniele ha smesso di allontanarsi. Finisco il secondo giro con una piccola speranza di acchiapparlo. Sfrutto bene il tratto in favore di vento avvicinando un trenino di tre runner che sta rientrando su Daniele. Uno lo passo subito ma da dietro arriva veloce Nicola, che a Mariano avevo superato negli ultimi 300 metri. Manca circa un km all'arrivo e invece di accodarmi a lui resto coperto. E questo è l'errore tattico del principiante. All'uscita dal tratto ventoso Nicola supera anche Daniele che ormai è a dieci metri da me. Se si attacca, per me è finita, se cede, per me è fatta. Ma il Demonio si attacca e non solo, rilancia. Io riesco a passare ancora un atleta, Filippo, e resto dietro ad un altro, Giovanni. Daniele intanto se ne va con Nicola. Lo sprint sul rettilineo finale mi vede piantato. Filippo passa all'interno sia me che Giovanni, io resto dietro, fuorigiri. Daniele chiude in 26'32'', Nicola 26'33'', Filippo 26'38'', Giovanni 26'39'', io in 26'40'' (media 3'50''/km).
Col senno di poi, dovevo attaccarmi a Nicola, anche se probabilmente sarei arrivato morto alla volata e gli altri mi avrebbero comunque mangiato.
Mi sono divertito tanto e, nonostante il risultato dia ragione a Daniele, continuo ad essere un convinto assertore della corsa in progressione, o almeno non in calo. Ora, non so se ho accelerato io o è calato Daniele (non ho i parziali) ma vederlo avvicinarsi ad ogni curva mi ha messo il pepe al culo e questo mi è servito.
Alla grande anche Luca, a 4'35'', prossimo ritmo mezza! Gneur, alla prossima ti voglio vedere davanti ad Ivan (è lo spilungone che ti ho presentato prima del riscaldamento).
Nota irrinunciabile: stavolta la spunto io sul Poiana (il solito che sul corto mi ammazza). Arriva dietro di 70'', molto atipico per lui. Quindi: ai cross Turco-Poiana: 1-1. Mentre Turco-Demonio: 0-1.
martedì 24 gennaio 2012
14° cross dai tarampenz
Non chiedetemi cosa sono i tarampenz. Ma non chiedetemi neanche cosa sia un cross.
Prima eseprienza su questo tipo di gara... sono sconvolto.
Il percorso non era nemmeno tanto diffiicile, a dire degli altri: 5680 metri totali. Prato, boschetta, un fosso, vigna, un salto da un piccolo argine, un paio di svolte strette, per 4 volte.
Tutti partono a razzo e io resisto alla tentazione. Primo giro resto dietro ad un duo: 5'45''. Al secondo giro uno dei due resta un po' indietro ma aspetto per passarlo: 5'51''. Al terzo giro rompo gli indugi, ma mi sembra di morire. Passo il primo e raggiungo un compagno di squadra in difficoltà. Non prendo il parziale. Al quarto giro vado a riprendere anche quello dei due che se n'era andato e già che ci sono raggiungo anche Nicola, altro compagno della GS Jalmicco. Il prossimo, a 50 metri, è il solito Poiana, che, come da regola, sul breve mi mette dietro. Ultimi due giri in 11'42'' (5'50'' a giro, circa).
Sensazioni di gambe di truciolare impiallacciato, un po' di palta sotto le scarpe da trail (devo resistere e non comprare le chiodate... per tre cross all'anno... ma se si trova veramente la melma...). Ho recuperato qualche posizione solo perché più avveduto degli altri.
Alla fine: 23.19, media 4'06''/km.
Molto, molto da migliorare... ma siamo qui per questo!
Prima eseprienza su questo tipo di gara... sono sconvolto.
Il percorso non era nemmeno tanto diffiicile, a dire degli altri: 5680 metri totali. Prato, boschetta, un fosso, vigna, un salto da un piccolo argine, un paio di svolte strette, per 4 volte.
Tutti partono a razzo e io resisto alla tentazione. Primo giro resto dietro ad un duo: 5'45''. Al secondo giro uno dei due resta un po' indietro ma aspetto per passarlo: 5'51''. Al terzo giro rompo gli indugi, ma mi sembra di morire. Passo il primo e raggiungo un compagno di squadra in difficoltà. Non prendo il parziale. Al quarto giro vado a riprendere anche quello dei due che se n'era andato e già che ci sono raggiungo anche Nicola, altro compagno della GS Jalmicco. Il prossimo, a 50 metri, è il solito Poiana, che, come da regola, sul breve mi mette dietro. Ultimi due giri in 11'42'' (5'50'' a giro, circa).
Sensazioni di gambe di truciolare impiallacciato, un po' di palta sotto le scarpe da trail (devo resistere e non comprare le chiodate... per tre cross all'anno... ma se si trova veramente la melma...). Ho recuperato qualche posizione solo perché più avveduto degli altri.
Alla fine: 23.19, media 4'06''/km.
Molto, molto da migliorare... ma siamo qui per questo!
Iscriviti a:
Post (Atom)